“Il 9 novembre spegneremo le luci degli uffici che ci hanno ospitato per trent’anni, disattiveremo i server e andremo via. Il giornale non esiste più. Le autorità e i servizi di sicurezza russi hanno costretto la nostra redazione a cessare l’attività”. Così si legge nel comunicato con cui il 30 ottobre i giornalisti di **Novaja Gazeta ** hanno annunciato la chiusura del giornale. Tra le voci più importanti della stampa libera in Russia, Novaja Gazeta era da tempo nel mirino del Cremlino. Subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina, nel febbraio 2022, aveva sospeso le pubblicazioni. Alcuni redattori si erano stabiliti all’estero per fondare un nuovo progetto, Novaja Gazeta Europe, mentre quelli rimasti a Mosca hanno continuato a lavorare, pur tra mille difficoltà. Lo scorso settembre il giornale era anche finito nella lista degli agenti stranieri. “Qualche mese fa ho partecipato a una discussione sulla questione se la Russia debba essere considerata uno stato autoritario o un paese totalitario. Non è ancora un sistema totalitario, sosteneva il mio interlocutore. E come prova indicava l’esistenza di Novaja Gazeta. In effetti negli ultimi anni il giornale era sembrato una strana anomalia. Ora, però, tutto è tornato al suo posto”, commenta su **Meduza ** lo scrittore Boris Akunin.

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati