Quando ha adattato Il cielo in gabbia di Christine Leunens per il suo JoJo Rabbit, Taika Waititi si era allontanato dal romanzo, decisamente cupo, per spostarsi in un terreno farsesco in cui si trovava più a suo agio. Purtroppo in questo caso è stato fin troppo fedele al romanzo di Ishiguro, tradendone però la visione pacata e meditativa, e rifacendosi ai suoi successi precedenti all’esperienza Marvel senza riuscire a riproporre il suo umorismo asciutto ma assurdo, tipicamente neozelandese. Klara (Ortega) è un un robot con straordinarie capacità di osservazione, che viene venduto come “amico artificiale” per un’adolescente molto malata. Se il romanzo di Ishiguro è una distopia retrofuturistica che s’interroga su chi siamo, ora e domani, il film di Waititi è una commedia di fantascienza che parla del potere dell’amore e dell’amicizia. Un bel passo indietro. Clarisse Loughrey, The Independent

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati