Negli ultimi giorni la Russia ha lanciato una nuova e particolarmente violenta ondata di bombardamenti contro le città ucraine. Tra il 25 e il 27 settembre almeno 14 persone sono morte e più di 60 sono rimaste ferite negli attacchi in cui nell’arco di una settimana sono stati usati più di 2.200 droni kamikaze, tra cui quelli a reazione di nuova generazione, 1.650 bombe e 38 missili. I bombardamenti peggiori sono però arrivati il 28 settembre: a Kiev sono stati colpiti l’accademia delle scienze e un centro medico, mentre a Charkiv, Sumy, e Odessa sono stati presi di mira uffici e abitazioni, con un bilancio di almeno tre morti. Gli attacchi sono ormai costanti e sono proseguiti senza interruzione anche il 29 e il 30 settembre, con almeno sei vittime. Intanto nel Donbass continua l’operazione Vivaldi delle forze ucraine, che nei giorni scorsi hanno liberato tre villaggi nella regione di Donetsk. Sempre più grave è invece la crisi umanitaria a Olešky, occupata dai russi. “Da maggio la città non riceve rifornimenti regolari e la popolazione è alla fame. Mancano elettricità, gas, acqua e medicine. Le strade sono minate e i droni rendono pericoloso ogni spostamento”, scrive la Ukrainska Pravda.
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati