Angel down, il fragoroso romanzo di guerra di Daniel Kraus e premio Pulitzer per la narrativa 2026, comincia a metà di una frase e nel bel mezzo di una battaglia, mentre il protagonista si rialza inspiegabilmente da una situazione in cui avrebbe dovuto trovare morte certa. Tutto il libro è un’unica, lunghissima frase che divaga, scarta e cambia direzione per trecento pagine vertiginose, insanguinate e stupefacenti. Abbiamo definito Angel down un romanzo di guerra, ma in realtà è un romanzo di guerra quanto Moby Dick è un manuale di pesca. È ambientato durante l’offensiva della Mosa-Argonne, durante la prima guerra mondiale, ma è anche un ottimo esempio di narrativa fantastica. Un angelo è stato scaraventato giù dal cielo dal tumulto della guerra ed è rimasto impigliato nel filo spinato. A salvarlo è un reparto di soldati americani guidato da Cyril Bagger, cinico truffatore del midwest che ha tentato senza successo di sottrarsi alla leva. Bagger cercherà di portare l’angelo al sicuro attraversando la terra di nessuno. Tra la putrefazione e l’orrore corre una feroce satira della guerra che ricorda Comma 22 e Il dottor Stranamore. Ma il vero centro umano della storia è l’affetto di Bagger per Arno, un soldato adolescente che cerca disperatamente di proteggere. Il finale è folgorante, anche se non è chiaro se si possa davvero dire concluso un libro che termina con una virgola anziché con un punto. La guerra continua e purtroppo ne seguiranno altre.
Ben H. Winters,
The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati