Le forze fedeli al governo dello Yemen riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenute dall’Arabia Saudita hanno lanciato l’8 settembre una controffensiva per colpire i miliziani huthi, scrive Al Ayyam. L’obiettivo è riconquistare la capitale Sanaa, dal 2014 in mano al gruppo sostenuto dall’Iran. Lo stesso giorno gli huthi hanno attaccato obiettivi economici e militari in Arabia Saudita, provocando 73 feriti. I combattimenti si sono inaspriti il 7 settembre nelle province di Taiz, Al Bayda e Al Jawf, ma le ostilità erano riprese cinque giorni prima, quando i miliziani avevano lanciato un’offensiva nelle zone che costeggiano lo stretto di Bab el Mandeb, da cui passano i traffici commerciali tra Asia ed Europa attraverso il mar Rosso e il canale di Suez. Negli scontri sono morte più di trecento persone. Al Jazeera ricorda che si tratta della più grave escalation dal 2022, quando è entrato in vigore un cessate il fuoco tra huthi e Arabia Saudita, già a rischio da luglio a causa di una serie di scontri. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati