Questa non è una biografia della scrittrice statunitense Carson McCullers (1917-1967), anche se colma alcune importanti lacune nella ricostruzione lasciata dai suoi biografi, che hanno minimizzato le relazioni di McCullers con le donne. È, piuttosto, una faticosa indagine riguardo a come cerchiamo la verità su noi stessi e gli altri attraverso percorsi non lineari, e su come questa verità arrivi nelle nostre vite in frammenti e schegge scintillanti. La ricerca di Shapland trova un’eco nella forma stessa del libro: brevi capitoli che raccontano la sua caccia agli indizi sulle relazioni di McCullers con le donne si alternano a riflessioni sulla sua personale lotta per conoscere se stessa, l’impalcatura stessa su cui poggiano la storia letteraria e, in una certa misura, la nostra identità. Shapland era tirocinante all’Harry Ransom center, un archivio dell’università del Texas a Austin, quando scoprì delle lettere d’amore indirizzate a McCullers da Annemarie Clarac-Schwarzenbach, un’ereditiera svizzera con cui lei aveva avuto una relazione. Da lì è partita un’ossessione letteraria ed esistenziale. Spesso abitando le vite degli altri possiamo intravedere frammenti della nostra.
Megan O’Grady, The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati