Il 3 giugno il cantante portoricano Bad Bunny ha concluso la sua quarta data madrilena del Debí tirar más fotos world tour, ma tra il pubblico non sono mancate le polemiche. Per la prima volta in Spagna non è salito sul palco alcun ospite speciale, deludendo una parte dei fan che ormai consideravano queste apparizioni una componente quasi obbligatoria dello spettacolo. Allo stesso tempo, anche la Casita – la struttura ispirata alle tradizionali abitazioni portoricane – è stata criticata per la selezione poco inclusiva degli ospiti, per lo più donne e influencer. Queste reazioni evidenziano un cambiamento nel modo in cui vengono percepiti i concerti. Le discussioni non riguardano più solo la performance musicale, ma ruotano attorno a un elemento centrale dell’industria dell’intrattenimento: la viralità. Negli ultimi anni molti artisti hanno introdotto momenti pensati per generare dibattito online. In questo modo non sono coinvolti solo gli spettatori presenti nello stadio, ma milioni di persone su TikTok, Instagram e X. Il pubblico così non acquista solo uno spettacolo, ma la sensazione di aver vissuto un’esperienza irripetibile.Tuttavia questa dinamica comporta anche dei rischi. Quando l’elemento virale diventa un’aspettativa, l’assenza di una sorpresa può essere percepita come una mancanza. Il pericolo è che la logica delle piattaforme digitali finisca per spostare l’attenzione dall’esibizione artistica alla continua ricerca di stimoli.
Ana Rojas, El País
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati