Inferocita
◆ Nel suo editoriale (Internazionale 1668), Giovanni De Mauro si domanda: “Ha fatto bene Francesco De Gregori a dire che non ha niente da dire su Gaza?”. Prosegue con una lunga digressione su dibattito, wrestling e intrattenimento. E finisce rispondendo a un’altra domanda, retorica: è giusto obbligare a intervenire chi non se la sente? Non mi sembra tanto onesto. Torno allora alla domanda iniziale, e mi rispondo da solo. Amo l’esercizio del dubbio. In questi anni però sono anche stato costretto a confrontarmi con orrende certezze. Israele è un pericolo per il mondo: ha le mani sui nostri servizi segreti, stermina popoli, aggredisce nazioni, stupra, ricatta sessualmente capi di stato. In questo contesto, quindi, mi domando: fa bene – chiunque – a dire che non ha niente da dire su Gaza? No, non fa bene. Mentre va affermandosi quest’ordine mondiale, non fa bene per niente restare in silenzio.
Alessandro
◆ L’ultimo editoriale di Giovanni De Mauro è omissivo. De Gregori non è stato contestato perché non ha nulla da dire su Gaza, o non solo per questo. Ma soprattutto perché ha avuto qualcosa da dire su Bruce Springsteen, definito imbarazzante quando contesta Trump. De Gregori, quindi, ha implicitamente proposto il suo silenzio come modello di comportamento per gli altri artisti.
Massimo Lizzi
Uniti contro i data center
◆ Trovo molto bello che l’opposizione dei cittadini statunitensi alla costruzione di nuovi data center (Internazionale 1668) possa essere un modo per avvicinare persone con visioni politiche diverse. Qualche settimana fa la politica Alexandria Ocasio-Cortez ha mostrato, durante un’audizione al Congresso degli Stati Uniti, un barattolo d’acqua contaminata proveniente da un sito di costruzione di un data center, che precedentemente era potabile. I danni di questi centri in termini di consumo di acqua, risorse naturali ed energetiche sono stati ampiamente dimostrati. I nostri ecosistemi e il benessere del pianeta e dei suoi abitanti sono l’unico bene da tutelare, e non possono essere messi in secondo piano da tecnologie di dubbia utilità imposte ai cittadini dalle grande lobby tecnologiche.
Ingrid Melano
Errata corrige
◆ Su Internazionale 1668, a pagina 92, la rassegna Giornate del respiro di cui parla Christian Raimo nella rubrica In scena è curata solo da Giulia Muroni.
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati