Mathilde Henzelin

La vita, quella vera, comincia il venerdì. Il resto del tempo, per Victoire, protagonista del primo romanzo di Mathilde Henzelin, si riduce a un insopportabile gioco di ruolo. Assistente in un’agenzia di comunicazione, la ragazza detesta la conformità della gente comune che va al lavoro e apre ogni giorno i propri tupper­ware in ufficio sognando viaggi low cost o elettrodomestici all’ultimo grido. Una quotidianità che Victoire e i suoi amici dimenticano ogni fine settimana, in feste interminabili in cui non conta più nulla se non “la droga, la droga e nient’altro che la droga”. Da un club all’altro fino agli after, mettono il loro rapporto con la realtà nelle mani di spacciatori di cocaina, ketamina, mdma, ecstasy, erba o ghb, prima di tornare a fingere una vita normale. È questa esistenza, polarizzata fino alla follia, che descrive Le ore piccole, un romanzo furioso e affascinante. In otto momenti della vita di Victoire, tra i 25 e i 30 anni (un rave gioioso a Berlino, una giornata di lavoro interminabile o un viaggio in metro allucinato dopo una notte in bianco), Mathilde Henzelin, 34 anni, traccia il ritratto intransigente di millennial alla deriva, sullo sfondo di un’angoscia economica, digitale ed ecologica. Mette in scena questo vuoto con una lingua inventiva, che mescola gergo da tossicodipendenti, lessico giovanile e metafore poetiche, indicando con precisione i vicoli ciechi in cui si smarriscono i suoi personaggi.
**Virginie François, **

Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati