Kapka Kassabova
Quando la scrittrice bulgara Kapka Kassabova parte dal suo paese in disfacimento, deve lasciarsi alle spalle anche gran parte della propria identità. Capisce che la Bulgaria dopo la caduta del comunismo sta diventando un luogo molto diverso: per certi aspetti più interessante, per altri ancora più pericoloso. In questo romanzo autobiografico Kassabova torna nel suo paese d’origine per scoprire cosa sia accaduto e se la violenta trasformazione seguita alla rivoluzione abbia lasciato intatta qualche parte della sua identità. La trova frantumata e perfino i frammenti della vita precedente che incontra qua e là possono ferire e graffiare all’improvviso. Così, anche se scrive con umorismo e il libro è a tratti molto divertente, Kassabova resta fredda e sola, sentendosi un’estranea sia nel suo nuovo ambiente sia nel luogo che ha lasciato. Non si tratta però di un memoir del dolore, ma di una riflessione profonda sulla portata dei cambiamenti innescati dal 1989 in tutta l’Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica. È anche un libro toccante, a tratti quasi insopportabilmente, mentre cerca, spesso invano, di opporsi a quel fatalismo che identifica come una caratteristica tipicamente bulgara. È una scrittura di altissimo livello.
**Misha Glenny, **
The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati