La guerra in Iran ha di fatto intrappolato tra droni e missili i 62 milioni di persone che vivono in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, gli stati che fanno parte del Consiglio di cooperazione del golfo (Gcc). Più della metà della popolazione di questi paesi – 35 milioni – è formata da lavoratori stranieri, molti dei quali provengono dal sud dell’Asia, ed è impiegata nell’edilizia, nel settore dei servizi domestici e di pulizia e in quello della sorveglianza. Ci sono anche molti lavoratori specializzati, attivi nella finanza, nell’alta tecnologia, nell’aviazione, nella medicina e nell’informazione. Solo in Arabia Saudita e in Oman gli abitanti originari del posto sono più numerosi degli immigrati. In tutti gli altri paesi è il contrario: negli Emirati Arabi Uniti ci sono 1,3 milioni di autoctoni e 10,4 milioni di stranieri. Gli immigrati sono anche le persone più esposte agli attacchi iraniani, perché spesso vivono in appartamenti sovraffollati da cui è più difficile fuggire in caso di esplosioni e incendi. Secondo Global Media Insight, un’agenzia di marketing digitale degli Emirati Arabi Uniti, la principale comunità straniera presente nei paesi del Gcc è quella proveniente dall’India, con 9,1 milioni di persone. Seguono il Bangladesh (cinque milioni), il Pakistan (4,9 milioni), l’Egitto (3,3 milioni), le Filippine (2,2 milioni), lo Yemen (2,2 milioni), il Sudan (1,1 milioni), il Nepal (1,2 milioni), la Siria (694mila) e lo Sri Lanka (650mila).
Al Jazeera, The New York Times

Da sapere
Popolazione dei paesi del Consiglio di cooperazione del golfo, milioni, 2026 (Global media insight/al jazeera)

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati