Il 30 gennaio, con una decisione incisiva, la corte suprema indiana ha inserito il diritto all’igiene e alla salute mestruale in quello fondamentale alla vita e alla dignità, garantito dall’articolo 21 della costituzione. Nella loro perfetta sentenza i giudici hanno scritto che “le bambine e le ragazze possono esercitare la loro autonomia solo se hanno accesso a bagni funzionanti, prodotti mestruali adeguati, acqua in abbondanza e sistemi igienici di smaltimento”.

I giudici hanno spostato il peso della responsabilità sullo stato, invitando le autorità a rendere la salute mestruale accessibile per tutte le ragazze e a rimuovere il trittico di stigmatizzazione, stereotipi e umiliazione a cui sono soggette quelle che non hanno accesso a strutture adeguate. I giudici hanno inoltre sottolineato che il mancato rispetto di queste necessità viola l’autonomia del corpo delle ragazze. Parlando di “povertà mestruale”, hanno precisato che impedisce alle ragazze di esercitare il loro diritto all’istruzione con la stessa dignità dei ragazzi o delle studenti che possono permettersi i prodotti per il ciclo. La corte ha ordinato alle istituzioni di garantire che ogni scuola abbia bagni agibili e divisi per genere, prevedendo sanzioni per chi viola le regole.

Non avere accesso ai prodotti sanitari durante il ciclo, compresi i bagni e l’acqua pulita, dipende da un’evidente disparità di genere. I dati emersi dall’ultima inchiesta nazionale sulla salute delle famiglie indicano che la percentuale di donne tra i 15 e i 24 anni che usano metodi igienici durante il ciclo mestruale è salita al 77,3 per cento, contro il 57,6 per cento del sondaggio precedente. Tuttavia questo significa che un quarto di tutte le ragazze che vivono nel paese continua a non ricevere un sostegno adeguato.

Finora sono state soprattutto le organizzazioni non governative, in maniera sporadica per quanto lodevole, a cercare di risolvere il problema, ma per cancellare la discriminazione serve uno sforzo più ampio. La sentenza della corte suprema è un passo importante in questa direzione. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati