La nostra parte di notte _è un romanzo horror che abbraccia le regole di questo genere narrativo con un rigore e un entusiasmo macabramente festosi. È vero che i precedenti racconti dell’argentina Mariana Enríquez appartenevano già al genere, ma qui c’è un salto verso la semplicità, un’assunzione di modelli e cliché rintracciabili nelle forme più popolari del gotico, e l’elaborazione meticolosa di una terrificante mitologia occulta. È una storia sull’eredità familiare e il suo impatto sulle coppie. È una storia sulla paternità, sulla crudeltà che occorre per compiere il bene. È un romanzo sul potere, sulla velocità con cui il potere e il denaro viaggiano in un mondo a due velocità. È un romanzo sul desiderio, incontrollabile e multiforme, al limite della morte o della violenza. Parla di amicizia. In larga misura, e con meticolosa morbosità, parla di corpi: torturati, scomparsi, violentati, ispezionati o sottoposti a interventi medici, radiografati, posseduti da anime nere, lacerati, inumiditi dal calore o dal fuoco, rapiti. Forse tutto questo può essere riassunto in una sola affermazione: _La nostra parte di notte è un romanzo sull’Argentina della seconda metà del secolo, sul corpo dissacrato o invocato di Perón, sulle dittature e le famiglie onnipotenti che uccidono nell’impunità, sulla domanda di memoria. Una storia che ha anche le sue reliquie, i suoi fantasmi, i suoi cadaveri putrescenti, le sue prigioni zoo­logiche in scantinati innominabili.

Nadal Suau, El Mundo

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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati