La tesi di fondo resta valida: coordinando i programmi di screening, gli ordini dei vaccini e i controlli sanitari alle frontiere, gli stati dell’Unione europea possono proteggere i loro cittadini meglio di quanto non farebbero se rispondessero individualmente alla più grave pandemia della storia recente. Le difficoltà incontrate dall’Europa nel reperire le dosi di vaccino non devono far dimenticare l’obiettivo finale. Nessun paese ha interesse a veder esplodere sul continente un caos sanitario, che farebbe sprofondare all’inferno un’economia già duramente colpita.
Questa premessa però non cancella gli interrogativi e non deve mascherare la realtà. La lettera inviata il 25 gennaio alla casa farmaceutica AstraZeneca dalla commissaria europea alla salute Stella Kyriakides per denunciare i ritardi nelle consegne dimostra che tra Bruxelles e alcune aziende farmaceutiche è calato un pericoloso gelo. “L’Unione europea vuole sapere esattamente quante dosi sono state prodotte dalla AstraZeneca e dove, e a chi sono state consegnate”, si legge nella lettera. Davvero l’Unione, che ha ordinato 2,3 miliardi di dosi a sei case farmaceutiche, si è fatta ingannare dalle promesse impossibili dei loro vertici? A questo punto è indispensabile la massima trasparenza, tanto sui contenuti dei contratti quanto sugli impegni presi dalle aziende, per far tacere ogni critica o per correggere il tiro.
Nessun paese europeo ha interesse a veder esplodere sul continente un caos sanitario, che farebbe sprofondare all’inferno un’economia già duramente colpita dalla pandemia
La stessa vigilanza è indispensabile nei controlli sanitari alle frontiere, soprattutto ora che le mutazioni problematiche del virus stanno determinando il ritorno sistematico al lockdown. A cosa serve rendere obbligatorio il tampone all’arrivo sul proprio territorio, come ha fatto recentemente la Francia, per poi ammettere che questa misura vale solo negli aeroporti e nei porti? Che senso hanno le regole diverse da una frontiera all’altra all’interno dell’area Schengen, dove dovrebbe esserci uno stretto coordinamento tra i paesi? Perché i ministri competenti non si sono riuniti d’urgenza quando è apparsa la possibilità di una terza ondata?
Dopo un anno di pandemia l’impreparazione non è più accettabile. Davanti a questa sfida sanitaria che colpisce tutti i suoi cittadini e tutti i paesi vicini, l’Unione europea deve dare urgentemente prova di efficacia, condizione indispensabile della fiducia. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati