Il documentario in sei parti di Netflix Rompan Todo. La storia del rock in America Latina parte dal successo di La bamba del messicano statunitense Ritchie Valens nel 1959 e arriva fino agli anni duemila. In ogni episodio una serie di musicisti viene intervistata e vengono proiettati filmati d’archivio. All’inizio degli anni sessanta in Messico band come Los Teen Tops cominciarono a fare cover di canzoni rock’n’roll statunitensi, ma con i testi tradotti in spagnolo. Argentina, Cile e Uruguay seguirono questa tendenza, spingendo un processo di trasformazione che si concluse con un rock che suonava al cento per cento latinoamericano. Parallelamente a questa storia del rock, il documentario svela il contesto politico: dittature in Argentina e Cile, movimenti studenteschi, il massacro di Tlatelolco in Messico, il colpo di stato contro Salvador Allende, la guerra delle isole Falkland, il movimento di guerriglia zapatista in Messico. Il rock in America Latina fu espressione di una controcultura che fu bandita, censurata e perseguitata, diventando una musica di resistenza. In Cile, quando Salvador Allende salì al potere, i musicisti diedero vita al genere folk nueva canción chilena (nuova canzone cilena). La figura più importante era Victor Jara, ucciso dal regime. In Argentina nel 1982, dopo la guerra delle Falkland, ci fu un risentimento antinglese e le radio cominciarono a trasmettere solo musica in spagnolo, il che diede una spinta al rock della regione.
Sounds and Colours

Victor Jara (dr)

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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati