Le proteste seguite all’arresto di Aleksej Navalnyj sono state possibili anche grazie ai social network, in particolare a TikTok. I video girati dall’oppositore russo sono stati visti milioni di volte, spingendo le autorità a ordinare “la rimozione dei contenuti che invitano i minori a usare il social network per partecipare a proteste di massa illegali”, scrive il sito lettone Meduza. Il messaggio registrato da Navalnyj il 18 gennaio all’interno di una questura per invitare i suoi sostenitori a protestare il 23 gennaio è circolato subito su TikTok. Gli hashtag più popolari – #LibertàPerNavalnyj, #23 Gennaio e #VivaNavalnyj – hanno raccolto più di duecento milioni di visualizzazioni in pochi giorni. La maggior parte dei video ha attirato milioni di like e commenti di persone pronte a partecipare alle manifestazioni. Gli utenti hanno condiviso consigli su come comportarsi nelle proteste per strada. Sul social network sono circolati anche contenuti contro Navalnyj, diffusi da influencer molto popolari. Per esempio Roman Gritsenko, protagonista del reality show Dom-2, che ha 1,1 milioni di follower. “Nessuno di loro però aveva mai parlato di politica prima dell’arresto di Navalnyj, e molti hanno realizzato i video usando frasi perfettamente uguali”, facendo così sospettare che dietro ci fosse un’operazione guidata dalle autorità. Il 21 gennaio, inoltre, sono circolate voci secondo cui ad alcuni utenti di TikTok sono stati offerti soldi per lanciare messaggi contro Navalnyj: 150mila rubli (circa duemila dollari) a video. Anastasia Ostanina, che ha più di 46mila follower su Instagram ma ha smesso di usare TikTok, ha pubblicato lo screenshot di un messaggio con cui qualcuno le offriva dei soldi per postare un video in cui doveva dire che Navalnyj “non è un patriota”. Ostanina ha rifiutato. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati