Le fabbriche delle principali case automobilistiche sono in grave difficoltà per la mancanza di semiconduttori, scrive la Neue Zürcher Zeitung. A metà gennaio Markus Duesmann, l’amministratore delegato dell’Audi, ha dichiarato che a causa di questo problema l’azienda ha ridotto l’orario di lavoro a circa diecimila dipendenti a Ingolstadt e Neckarsulm, in Germania. Si trovano nella stessa situazione la Ford, la Daimler, la Volkswagen, la Nissan, la Honda e la Stellantis. Il settore dell’auto è ormai uno dei principali clienti dell’industria dei semiconduttori, spiega il quotidiano svizzero. In Europa i maggiori fornitori sono la tedesca Infineon e le olandesi Nxp e St Microelectronics (Stm). Secondo gli analisti di Counterpoint research, con la pandemia queste aziende producono al di sotto delle loro capacità. La Stm, per esempio, è al 70-80 per cento. Ma in realtà il covid-19 ha aggravato dei problemi che esistevano già: negli anni passati i principali produttori di semiconduttori per auto non hanno aperto nessun nuovo impianto. E hanno affidato sempre di più la manifattura dei processori ad aziende esterne, come la taiwanese Tsmc o la sudcoreana Samsung. “Questi fornitori sono sovraccarichi di lavoro perché, soprattutto con il lockdown, è aumentata la domanda di processori per i computer portatili, per i server e per le consolle da videogioco. È in crescita anche la richiesta di prodotti per la tecnologia 5g. Così il settore automobilistico ha dovuto mettersi in fila”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 93. Compra questo numero | Abbonati