L’epidemia di coronavirus continua a estendersi. Da quando è stata avviata una risposta coordinata, il 20 gennaio, sono state gradualmente introdotte misure come il ricovero e la cura dei pazienti infetti, l’analisi e il monitoraggio del virus, il consolidamento delle forniture sanitarie e la mobilitazione del personale medico.

Tuttavia oggi scontiamo ancora le gravi conseguenze dell’iniziale cattiva gestione della vicenda. Una volta passata l’emergenza bisognerà fare il punto sulle dolorose lezioni di questa crisi. Il ritardo con cui sono state diffuse le informazioni sull’epidemia è stato senza dubbio il primo errore. Simili informazioni non dovrebbero essere diffuse in modo vago e poco chiaro, ma comunicate con la massima apertura e trasparenza.

L’evoluzione di questa epidemia testimonia quanto sia importante la trasparenza. Dopo l’inizio del contagio le autorità e i dipartimenti per la salute a livello locale hanno tardato ad avvertire i cittadini. La diffusione di informazioni fondamentali, come il numero di persone contagiate e le modalità di trasmissione della malattia, è avvenuta in ritardo o in modo confuso, e il fatto che il virus fosse trasmissibile “da persona a persona”, un dato fondamentale, è stato confermato solo il 20 gennaio dall’epidemiologo Zhong Nanshan.

Dal 6 al 10 gennaio la commissione per la salute di Wuhan è rimasta in silenzio, e dal 12 al 17 gennaio si è limitata a dire che non era stato confermato nessun nuovo caso. D’altro canto, l’amministrazione cittadina ha accusato i medici che avevano provato a dare informazioni di “diffondere dicerie”, provocando in seguito la reazione sdegnata dell’opinione pubblica. È evidente che all’inizio dell’epidemia non c’è stata una diffusione chiara delle informazioni, e non certo a causa dell’incertezza scientifica o della complessità della burocrazia. È fondamentale che i governi locali e i dipartimenti interessati capiscano bene l’importanza della trasparenza delle informazioni.

La rapida trasmissione delle notizie facilita la prevenzione e i controlli, garantendo i risultati migliori con il minimo costo.

Cittadini e diritti

Chiediamo trasparenza in tutte le fasi del processo. Il presidente Xi Jinping ha detto che “l’epidemia è un diavolo, e noi non dobbiamo permettere al diavolo di nascondersi!”. Ma il diavolo è nei dettagli, e se l’intero processo non è trasparente, il diavolo troverà dove nascondersi. L’individuazione della prima infezione e il rapido sequenziamento genetico dell’agente patogeno, che hanno svelato le prime tracce del diavolo, testimoniano i progressi fatti dalla ricerca medica in Cina dai tempi dell’epidemia di Sars nel 2003.

Purtroppo, però, il diavolo è riuscito ugualmente a uscire dal vaso di Pandora. Le cause sono complesse e profonde, e riguardano tutti gli aspetti del sistema di governo. Le sfide che un’informazione trasparente comporta devono far riflettere su come affrontano le loro responsabilità i vari dipartimenti, sul rapporto tra potere centrale e governi locali e tra governo e cittadini, e infine sulla credibilità dello stato e la sua capacità di governare.

Da sapere
Pechino ammette gli errori

◆ Dopo le critiche per il ritardo con cui è stata diffusa la notizia dell’epidemia e i tentativi di minimizzarne la portata, il 4 febbraio 2020 il Comitato permanente del politburo, il massimo organo di governo cinese, ha riconosciuto le “mancanze e i limiti” nella gestione della crisi. è stato un raro caso di ammissione di colpa delle autorità cinesi, scrive la Bbc.


Dal grado di trasparenza delle notizie si capisce fino a che punto i leader politici rispettano il diritto dei cittadini a essere informati. I professionisti, soprattutto quelli del settore sanitario e i ricercatori che hanno studiato il nuovo coronavirus, dovrebbero dire la verità al governo in modo tempestivo e hanno il dovere e il diritto di avvertire direttamente i cittadini. Alcuni medici a Wuhan l’hanno fatto, e ora sono pubblicamente lodati per aver corso un simile rischio. Questo dimostra quanto l’opinione pubblica abbia a cuore la trasparenza.

Se la vicenda fosse stata gestita in modo limpido, la gente di Wuhan non avrebbe perso tempo, per poi lasciarsi andare alle speculazioni e al panico.

La divulgazione delle notizie sull’epidemia è stata tardiva e inefficace. Le autorità si sono difese spiegando che i governi devono tenere conto di fattori complicati come la stabilità sociale e lo sviluppo economico e trovare il giusto equilibrio tra controllo “eccessivo” e “insufficiente”. Questo è vero, ma non giustifica in nessun modo la censura delle informazioni. Dopotutto le decisioni devono essere prese basandosi su dati di fatto. Mentre l’epidemia imperversava, Wuhan ha ospitato un pranzo collettivo a cui hanno partecipato diecimila famiglie e diversi eventi per la festa di primavera.

Di conseguenza alcuni leader politici di Wuhan e della provincia di Hubei sono finiti nel mirino dell’opinione pubblica, e sembra che qualcuno stia pensando di dimettersi. Non sono forse anche loro vittime della scarsa trasparenza nella diffusione delle informazioni? Come si vede, la trasparenza è nell’interesse di tutti.

Il governo gioca un ruolo fondamentale nella divulgazione delle informazioni ed esercita un’enorme influenza sull’opinione pubblica. Non è tuttavia chiaro se la responsabilità di lanciare per tempo gli allarmi sulle malattie infettive e diffondere informazioni spetti al dipartimento per la salute del consiglio di stato o ai governi locali. Tra la legge sulla gestione delle emergenze, quella sulla prevenzione e il controllo delle malattie e una serie di altre norme e regolamenti ci sono molte incongruenze. Ma questo non può giustificare l’atteggiamento prevaricatore di nessun dipartimento o livello di governo. Ogni funzionario dovrebbe riflettere e chiedersi: “Questa informazione dovrebbe essere divulgata? Che sforzi ho fatto in questa direzione?”.

La priorità assoluta è la salute e la salvaguardia delle persone. E questo significa in primo luogo rispettare il loro diritto a essere informate. Di recente la commissione nazionale per la salute e altri dipartimenti e amministrazioni locali nella provincia dello Hubei e a Wuhan hanno organizzato numerose conferenze stampa. Questi sforzi vanno riconosciuti.

Al momento l’epidemia si sta ancora diffondendo. La corsa ai viaggi per il capodanno è inevitabile, e la riapertura degli uffici e delle scuole non può essere rinviata all’infinito. Il nostro appello alla trasparenza, perciò, non è fatto con il senno di poi, ma ha un enorme significato pratico nella lotta contro l’epidemia, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. È un punto di partenza fondamentale per capire come rafforzare i meccanismi di controllo del virus, migliorare l’applicazione della legge e cambiare i protocolli di supervisione e prevenzione quando l’epidemia sarà stabilizzata.

La trasparenza non provoca panico. L’unica fonte di panico è l’assenza di verità. Questa è la lezione che la Sars ci ha insegnato 17 anni fa e che quest’epidemia ha confermato a un prezzo terribile. Speriamo che sia l’ultima volta.◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati