Perché odiamo gli altri

◆ Grazie per aver pubblicato l’articolo di Robert Sapolsky sull’odio (Internazionale 1234). Ne abbiamo parlato in famiglia (sono padre di tre figli) raggiungendo insieme un ottimo livello di immedesimazione con quanto scritto e provando a superare i limiti che viviamo quando discutiamo o stiamo con gli altri. È stato molto interessante capire i meccanismi che stanno dietro a certe scelte di giudizio.
Giuliano T.
◆ L’essere umano è probabilmente dotato di una cattiveria innata, indipendentemente dal colore della pelle, dal gruppo o dalla classe sociale. È una caratteristica della nostra specie e ci serve per sopravvivere: dobbiamo nutrirci e difenderci dagli altri. All’interno del gruppo in cui ci troviamo, per nascita o appartenenza, dobbiamo reprimere la cattiveria, che a livello razionale necessita di uno scopo e di una ragione per potersi esprimere. Ma non per questo la cattiveria è meno devastante, anzi lo è ancora di più. Forse dovremmo essere lasciati liberi di esternarla invece di incanalarla nell’ideologia, nella religione o nel fanatismo patriottico.Giovanni Di Leo

La parola delle donne

◆ “La parola delle donne” è un gran bel titolo (Internazionale 1233). Ma lo svolgimento del tema mi ha lasciato senza parole. Non è lo scandalo di Weinstein che ci ha fatto scendere in piazza. È perché siamo scese in piazza che Weinstein ha fatto scandalo. È grazie alla nostra presa di parola che ciò che è banalmente normale comincia a essere giudicato scandaloso. Un alleato nella lotta al sessismo, quale credo Internazionale voglia essere, dovrebbe saper distinguere causa ed effetto. Le maree che hanno invaso le piazze in tutto il mondo non si stavano proteggendo dagli scandali, stavano proprio invadendo le piazze. Sono almeno due anni che lo scandalo siamo noi, è un peccato che non vi siate accorti di qualcosa di così scandalosamente bello.
Camilla Iori

Donne in parlamento

◆ Nella tabella sulle percentuali di donne in parlamento nel mondo (Internazionale 1231) ho trovato conferme e sorprese. Che Bolivia e Cuba siano sul podio è la conferma che i partiti d’ispirazione comunista e socialista mettono la questione della parità di genere ai primi posti, e non solo a parole. Questo naturalmente non risolve i problemi, ma è un inizio e un ottimo esempio per noi europei del sud.
Irene Spagnul

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Questo articolo è uscito sul numero 1235 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati