Il 9 marzo il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che “la guerra in Iran finirà presto”, mentre Teheran ha reagito affermando di essere pronto a combattere contro gli Stati Uniti e Israele “per tutto il tempo necessario”.

“Siamo pronti a continuare gli attacchi missilistici contro di loro per tutto il tempo necessario”, ha dichiarato il 10 marzo il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, aggiungendo che i negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”.

Poche ore prima, durante una conferenza stampa a Miami, la prima dall’inizio della guerra lanciata il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele, Trump aveva affermato che la guerra sarebbe finita presto, senza fornire ulteriori dettagli. Aveva anche annunciato la revoca delle sanzioni petrolifere nei confronti di alcuni paesi “per ridurre i prezzi”.

Le parole di Trump hanno provocato un’immediata riduzione dei prezzi del petrolio e una ripresa delle borse asiatiche.

Il presidente statunitense ha però minacciato di colpire l’Iran “molto più duramente” se “prenderà in ostaggio il mondo” bloccando il commercio del petrolio attraverso lo stretto di Hormuz.

Lo stretto di Hormuz resterà impraticabile per tutta la durata della guerra, ha avvertito il 9 marzo Ali Larijani, capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran.

Il 9 marzo il Pentagono ha affermato che nei primi dieci giorni di guerra le forze statunitensi hanno colpito oltre cinquemila obiettivi iraniani, tra cui più di cinquanta navi.

In serata l’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi “su larga scala” contro l’Iran. I mezzi d’informazione iraniani hanno confermato intensi bombardamenti sulla capitale Teheran e sulla cittadina di Khomeyn.

Secondo le autorità iraniane, gli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele hanno causato finora più di 1.200 morti nel paese.

Nelle ultime ventiquattr’ore l’Iran ha condotto nuovi attacchi contro Israele e gli stati arabi del Golfo, senza risparmiare le infrastrutture petrolifere di questi ultimi.

La mattina del 10 marzo missili e droni iraniani hanno preso di mira gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e l’Arabia Saudita, mentre il Bahrein ha confermato la morte di due persone in un attacco che ha colpito un edificio residenziale nella capitale Manama.

L’agenzia di stampa libanese Ani ha invece riferito di nuovi attacchi israeliani nel sud e nell’est del Libano.

Secondo le autorità libanesi, gli attacchi israeliani hanno causato finora almeno 486 morti e più di mezzo milione di sfollati nel paese.