L’11 febbraio il senato argentino ha approvato un progetto chiave di deregolamentazione del mercato del lavoro promosso dal presidente argentino Javier Milei, al termine di una giornata caratterizzata da violenti scontri tra manifestanti e polizia.
Il progetto di legge di “modernizzazione del lavoro” del presidente ultraliberista, che secondo i sindacati alimenterà la precarietà, passerà ora all’esame della camera dei deputati.
Dal dicembre 2023 le politiche di austerità e deregolamentazione volute da Milei hanno già causato la perdita di quasi 300mila posti di lavoro tra settore pubblico e privato, secondo il segretariato del lavoro argentino.
|
Iscriviti a Sudamericana |
Cosa succede in America Latina. A cura di Camilla Desideri. Ogni due settimane, il venerdì.
|
| Iscriviti |
|
Iscriviti a Sudamericana
|
|
Cosa succede in America Latina. A cura di Camilla Desideri. Ogni due settimane, il venerdì.
|
| Iscriviti |
Ma il presidente vuole andare oltre, sfruttando il rafforzamento della sua posizione in parlamento dopo le elezioni legislative di metà mandato dell’ottobre scorso.
Il governo sostiene che la riforma, insieme a una riduzione degli oneri sociali per i datori di lavoro, incoraggerà la regolarizzazione di gran parte del lavoro nero, rafforzando l’economia argentina.
Il progetto di legge comprende varie misure volte a rendere il mercato più flessibile: facilita i licenziamenti, riduce i limiti massimi delle indennità e limita il diritto di sciopero, ampliando i servizi considerati essenziali.
Durante il dibattito al senato davanti all’edificio del parlamento si sono verificati brevi ma violenti scontri tra un piccolo gruppo di manifestanti e la polizia. Gli scontri avrebbero causato almeno due feriti e una ventina di arresti.
Al momento degli scontri era in corso una grande manifestazione di protesta, indetta dai sindacati, ma il corteo non aveva ancora raggiunto il parlamento.
Nelle elezioni di metà mandato del 26 ottobre Milei aveva ottenuto un’importante vittoria. Il suo partito, La libertad avanza (Lla), aveva infatti avuto più del 40 per cento dei voti.
Le incertezze preelettorali avevano messo l’economia argentina e la sua moneta sotto forte pressione, convincendo il presidente statunitense Donald Trump, alleato di Milei, a intervenire con promesse di aiuti fino a 40 miliardi di dollari.