Una parte del personale della base militare statunitense di Al Udeid, in Qatar, ha ricevuto l’ordine di partire, hanno dichiarato il 14 gennaio all’Afp due fonti diplomatiche, dopo che Washington aveva minacciato un intervento militare in Iran, dove le autorità stanno reprimendo un grande movimento di protesta.

Il personale è stato invitato a lasciare la base entro la sera del 14 gennaio, hanno riferito le due fonti, che hanno chiesto di rimanere anonime.

Poco dopo il Qatar ha confermato la partenza di una parte del personale della base a causa delle “tensioni regionali”.

Situata a 190 chilometri dal confine iraniano, sulla sponda opposta del golfo Persico, la base era stata presa di mira da Teheran nel giugno 2025 in risposta ai bombardamenti statunitensi contro gli impianti nucleari dell’Iran.

Intanto, il 14 gennaio l’Iran ha affermato che i processi dei manifestanti arrestati saranno “rapidi”, mentre le organizzazioni per i diritti umani temono un ricorso massiccio alla pena di morte.

Lo stesso giorno migliaia di sostenitori del regime hanno partecipato a Teheran ai funerali di più di cento membri delle forze di sicurezza e altri “martiri” uccisi durante l’ondata di proteste cominciata il 28 dicembre.

Molti di loro portavano cartelli con la scritta “morte all’America” o con il volto della guida suprema Ali Khamenei, ha riferito un giornalista dell’Afp presente sul posto.

“L’Iran non ha mai vissuto una distruzione simile”, ha dichiarato davanti alla folla il capo di stato maggiore dell’esercito iraniano, Abdolrahim Mousavi, riferendosi alle violenze dei manifestanti, che le autorità definiscono “rivoltosi”.

Secondo alcune ong, dal 28 dicembre sono stati uccisi almeno settecento manifestanti (734, secondo Iran human rights, che ha sede in Norvegia), ma le vittime potrebbero essere in realtà diverse migliaia. Un numero imprecisato di persone è stato invece arrestato.

Amnesty international e altre ong hanno riferito che l’esecuzione di un primo manifestante, Erfan Soltani, potrebbe svolgersi il 14 gennaio, come ha confermato anche il dipartimento di stato statunitense.

“Sono stati arrestati più di 10.600 manifestanti. Erfan Soltani, 26 anni, la cui esecuzione è prevista per il 14 gennaio, è uno di loro”, ha affermato sul social network X il dipartimento di stato.

Teheran ha invece accusato l’amministrazione Trump di cercare un “pretesto” per intervenire militarmente in Iran allo scopo di rovesciare il regime.