Un ex ministro del partito polacco Diritto e giustizia (Pis, destra nazionalista), perseguito in Polonia, ha rivelato il 12 gennaio di aver ottenuto “asilo politico” in Ungheria, guidata dal primo ministro sovranista Viktor Orbán.
Zbigniew Ziobro, 55 anni, era sotto inchiesta per abuso di potere e associazione a delinquere quando era ministro della giustizia e procuratore generale nei governi del Pis tra il 2015 e il 2023.
Il premier filoeuropeo polacco Donald Tusk ha reagito alla notizia affermando sul social network X che “Ziobro era la mente del sistema di corruzione politica dei governi del Pis”, e sottolineando che la sua richiesta di asilo in Ungheria “è una scelta logica”.
Dal suo ritorno al potere nel 2010, Orbán, sostenitore del presidente statunitense Donald Trump e di quello russo Vladimir Putin, ha impresso al paese una svolta autoritaria, limitando in particolare l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa.
Nel novembre 2025 i deputati polacchi avevano approvato la revoca dell’immunità di Ziobro.
Denunciando una “persecuzione politica”, Ziobro si era però rifugiato a Budapest.
Il 12 gennaio ha ringraziato Orbán su X, denunciando “un progressivo scivolamento verso la dittatura in Polonia”.
Ziobro è accusato di aver dirottato illecitamente dei fondi destinati alle vittime di reati per acquistare il software spia israeliano Pegasus, usato per sorvegliare gli oppositori politici.
Rischiava una condanna fino a 25 anni di prigione.
Nessun meccanismo tra stati membri
All’interno dell’Unione europea non esiste un meccanismo di asilo politico tra stati membri.
In base al diritto europeo, infatti, “il livello di protezione dei diritti e delle libertà fondamentali dev’essere garantito in ciascuno stato”.
Sono tuttavia previste delle eccezioni, per esempio nel caso uno stato membro venga meno ai suoi obblighi in materia.
Per giustificare la concessione dell’asilo politico a Ziobro, il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó ha affermato che “la democrazia e lo stato di diritto sono attualmente minacciati in Polonia”.