La costituzione statunitense mostra segni di cedimento. Nemmeno nei loro incubi peggiori i padri fondatori avrebbero potuto concepire un presidente al tempo stesso onnipotente e mentalmente disturbato. Quindi eccoci qui, condannati a vivere in un’epoca catturata alla perfezione da alcuni versi della poesia Il secondo avvento di W.B. Yeats: “Le cose cadono a pezzi, il centro non può reggere / Pura anarchia si scatena sul mondo”.

Il secondo avvento di Donald Trump è stato accompagnato dalla spaventosa consapevolezza che potrebbe essere pazzo o rimbambito. Mentre nella sua mente le cose cadono a pezzi, l’anarchia travolge il mondo. “Pazzo” e “rimbambito” non saranno termini medici precisi, ma scegliete voi i sintomi. Perfino i sostenitori più accaniti non possono più nascondere la loro inquietudine davanti all’impulsività del presidente, al suo narcisismo maligno e alla sua instabilità. Tutti, tranne chi si ostina a non vedere, si ritraggono di fronte al degenerato flusso di coscienza che scaturisce dai suoi profili sui social media.

Il suo secondo avvento è stato accompagnato dalla spaventosa consapevolezza che il presidente degli Stati Uniti potrebbe essere pazzo o rimbambito

Non possiamo più ignorare l’ossessione di Trump per le teorie del complotto, la sua mancanza di autocontrollo, il suo totale distacco dalla realtà, accompagnato da affermazioni deliranti. Lo squilibrio emotivo, il disprezzo per le regole democratiche, le minacce arroganti, gli sproloqui vendicativi e volgari fanno sussultare.

Niente di tutto questo è normale. Eppure molte persone si comportano come se lo fosse. I più vigliacchi fanno finta di non accorgersi di nulla. Poi c’è chi si sente ideologicamente tenuto a inventare scuse per giustificarlo. Ma per tutti gli altri è arrivato il momento di denunciare quello che vedono.

Questo tizio è pazzo.

Il venticinquesimo emendamento della costituzione statunitense prevede la possibilità che un presidente non sia in condizione di ricoprire l’incarico. Il meccanismo ha funzionato per brevi periodi quando George W. Bush ha dovuto sottoporsi a un paio di colonscopie, ma è inadeguato per la crisi che viviamo oggi, perché richiederebbe il consenso di persone del governo e parlamentari che finora hanno dimostrato di non avere il minimo coraggio.

Questo è un altro aspetto che i padri fondatori non avevano previsto. Appena sfuggiti al giogo del re pazzo Giorgio III d’Inghilterra, erano terrorizzati dall’idea di creare una versione elettiva della monarchia, così concepirono il congresso non come un alleato del presidente, ma come un rivale. In teoria il parlamento statunitense dovrebbe agire da freno alle ambizioni presidenziali. Nella pratica, però, questo congresso ha fallito miseramente.

La corte suprema, almeno fino a poco tempo fa, non ha fatto molto meglio. Si è limitata ad annuire costantemente, come se l’appartenenza ideologica fosse al di sopra della legge. La maggioranza dei giudici della corte sembra aver ritrovato la bussola quando di recente ha bocciato i dazi doganali. E gli stessi giudici sono stati prontamente accusati da Trump di essere “idioti e lacchè”, oltre che una “vergogna per la nostra nazione”.

Come un Tony Soprano dei poveri, Trump ha fatto visita di persona alla corte suprema (il primo presidente a farlo) per guardare di traverso i giudici mentre esaminavano il suo tentativo quasi sicuramente illegale di negare la cittadinanza per diritto di nascita.

Ora molto dipende dall’ultimo livello di controllo: il quarto potere. Ovviamente Trump ha fatto di tutto per sminuire, ridicolizzare, minacciare e neutralizzare i mezzi d’informazione. Oggi borbotta il suo ritornello sulle fake news verso qualsiasi giornalista abbia l’ardire di tenergli testa.

In che modo il lavoro giornalistico sull’attività di Trump sarebbe diverso se partisse dal presupposto che il presidente è matto? Per i giornalisti statunitensi è una questione complessa, perché si sono formati su concetti come neutralità e obiettività. Tendono a dare alle dichiarazioni di Trump una finta coerenza. Si chiama normalizzazione del delirio.

Il problema è che le ultime esternazioni di Trump non possono più essere aggiustate così. Quando durante una riunione di governo ristretta dedicata alla guerra in Iran il presidente passa cinque minuti a descrivere la sua preferenza per i pennarelli indelebili non si può parlare di una divagazione sconnessa. È un campanello d’allarme.

A questo punto, mentre la pura anarchia si sta abbattendo sul mondo, è arrivato il momento di affrontare la realtà. Mancano circa trenta settimane prima che il congresso abbia l’occasione di riaffermare il suo potere dopo le elezioni di metà mandato. L’uomo più potente del mondo non è mentalmente in grado di svolgere il suo lavoro. E noi dobbiamo smettere di comportarci come se lo fosse. ◆ as

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