Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli come capelli di donne e i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il torace simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. (Apocalisse 9, 7-9)
Il Rub al khali (il quarto vuoto) non riceve molta acqua. È uno dei deserti più inospitali del mondo e si espande nel triangolo di terra tra l’Arabia Saudita, l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti. Anche oggi è un luogo dove gli umani si avventurano con estrema cautela. “È una terra aspra e secca che non conosce gentilezza né sollievo”, scriveva alla fine degli anni cinquanta l’esploratore Wilfred Thesiger in Sabbie arabe. Thesiger diventò famoso per essere stato uno dei primi europei ad aver attraversato il Rub al khali. Si trovava nella penisola arabica per un incarico ufficiale: doveva esplorare e mappare la popolazione di locuste del deserto. Per quanto ostile possa essere l’ambiente del Rub al khali, è qui che si sono stabilite alcune colonie di locuste. Per la maggior parte del tempo queste creature vivono in piccoli gruppi che possono anche sfuggire a un osservatore distratto. I loro esoscheletri marroni sono difficili da individuare sullo sfondo del deserto. In questa fase del loro ciclo vitale gli insetti se ne stanno per lo più per conto proprio. La loro è un’esistenza solitaria, dedicata unicamente alla sopravvivenza. Ma qualche volta, molto di rado, nel Rub al khali piove. E cambia tutto.
Multipli di venti
Verso la fine di maggio del 2018 il ciclone Mekunu ha colpito la penisola arabica. In tre giorni a Salalah, una città portuale dell’Oman, sono caduti più di 60 centimetri di pioggia. L’acqua ha creato dei laghi in mezzo al Rub al khali, che di solito non riceve più di tre centimetri di pioggia all’anno. In un ambiente umido le locuste cambiano totalmente comportamento, al punto che per molto tempo gli scienziati sono stati convinti di trovarsi davanti a una specie diversa. Comincia la loro fase gregaria. Le uova che sono rimaste inattive a volte per anni si schiudono. Gli adulti si riproducono freneticamente: a una velocità tale che ogni tre mesi la popolazione di locuste può moltiplicarsi di venti volte. Sono così tante che non possono mimetizzarsi, perciò diventano di un giallo brillante, segnalando ai predatori che sono molto pericolose e potrebbero non avere un buon sapore. Per la stessa ragione gli individui giovani, che non sanno ancora volare, sono di colore rosa chiaro.
A ottobre del 2018, mentre si stava concludendo il secondo ciclo riproduttivo di tre mesi, un secondo ciclone ha colpito la penisola arabica. Il ciclone Luban ha scaricato altri 30 centimetri di pioggia nell’area. Le giovani locuste hanno banchettato sulla nuova vegetazione. Sono diventate adulte e hanno avviato un altro ciclo riproduttivo. Sei mesi dopo il primo ciclone, questi piccoli gruppi di locuste erano cresciuti fino a diventare sciami quattrocento volte più grandi rispetto alla popolazione iniziale. Nove mesi dopo gli sciami erano ottomila volte più grandi e le locuste stavano esaurendo tutto il cibo. Era arrivato il momento di spostarsi.
Le cavallette non hanno un re, eppure procedono tutte ben schierate. (Proverbi 30,27)
Keith Cressman fa uno dei lavori più insoliti del mondo. Il suo titolo ufficiale è funzionario senior per le previsioni sulle locuste dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao). In altri termini è un esperto di locuste che ha il compito di prevedere dove potrebbero formarsi gli sciami di locuste e dove potrebbero dirigersi.
Con delle previsioni accurate si riesce a impedire agli sciami di locuste di crescere a dismisura senza controllo, cioè senza controllo umano. Prima si può trattare la terra, di solito con un insetticida, meno sarà probabile che le locuste continuino ad aumentare in modo esponenziale.
Metà del lavoro di Cressman è scientifico. Dal suo ufficio di Roma parla con le unità di monitoraggio delle locuste in una ventina di paesi in Nordafrica, nel deserto del Sahara, nella penisola arabica e nel Sudest asiatico. Ogni paese è responsabile della sorveglianza delle proprie aree desertiche. Viene rilevata qualsiasi forma di vegetazione inattesa o condizioni di umidità insolite che potrebbero incoraggiare la riproduzione delle locuste. Queste informazioni sono integrate da dati satellitari e dalle previsioni sul vento e sul clima, poi convergono in una banca dati centralizzata per il monitoraggio delle locuste che va indietro fino agli anni trenta del novecento. In realtà gli esseri umani osservano le locuste da molto più tempo. Le invasioni di cavallette sono una delle più antiche nemesi dell’umanità, le testimonianze risalgono ai tempi biblici.
“L’altra metà del lavoro è, oserei dire, intuito. È una sensazione. Faccio questo mestiere da più di trent’anni”, racconta Cressman. “Conosco tutti questi paesi. Sono stato nei loro deserti. Conosco le persone che raccolgono i dati. Intuisco come le locuste reagiranno, come si comporteranno. Quindi credo che si tratti per metà di scienza e per metà di arte”.
Nel 2018, osservando da lontano i due cicloni che si abbattevano sull’Arabia Saudita, l’intuito di Cressman si è fatto sentire. Sapeva che quelle erano le condizioni perfette per la riproduzione delle locuste. Ma siccome l’area era così remota e vasta, non si è reso conto delle dimensioni del problema finché gli insetti non hanno cominciato a spostarsi.
Pioggia fuori stagione
Quando la vegetazione comincia a scarseggiare, le locuste più anziane emettono un odore per comunicare alle altre che è ora di partire. Gli insetti non sono abbastanza forti da volare in direzione contraria al vento, sono quindi suoi ostaggi e vengono trascinati impotenti nella direzione della corrente o del monsone più forte. È un sistema più ingegnoso di quanto potrebbe sembrare: il vento soffia sempre in direzione delle aree di bassa pressione, dove è più probabile che piova.
All’inizio del 2019, per diversi mesi i venti hanno trasportato il grosso degli sciami di locuste del deserto verso sud, nello Yemen, dove gli insetti hanno trovato altra vegetazione e altra buona pioggia. Alcune locuste sono state trasportate verso nord, in Iran, e da lì in Pakistan. Così un’altra generazione si è riprodotta indisturbata, dato che il conflitto nello Yemen ha reso impossibile qualsiasi tipo di intervento.
Lo sciame a questo punto era 160mila volte più grande rispetto alle sue dimensioni iniziali.
Dallo Yemen, i venti provenienti da est a metà del 2019 hanno trasportato le locuste in Somalia e in Etiopia. Nessuno dei due paesi è estraneo alle invasioni di locuste, ma questa volta le proporzioni erano diverse. Le autorità sono riuscite a trattare più di due milioni di ettari di terreno con insetticidi prima dell’arrivo dello sciame, ma non è bastato. L’Etiopia, secondo il Washington Post, ha a disposizione solo tre aerei per il controllo delle locuste, mentre a causa del conflitto in corso in Somalia alcune aree non possono essere raggiunte dal governo.
Lo sciame era diventato 3,2 milioni di volte più grande.
Dal suo ufficio a Roma, Cressman ha seguito l’avanzare dello sciame con grande preoccupazione. Ha studiato l’andamento del vento e del clima e a metà del 2019 ha lanciato l’allarme al Kenya: attenzione, le locuste probabilmente stanno venendo verso di voi. A metà ottobre ha confermato l’avvertimento: le locuste stanno arrivando di sicuro e saranno in Kenya entro la fine dell’anno.
In questa fase, anche se il numero di locuste è altissimo, non è ancora catastrofico. Può succedere che gli insetti finiscano il cibo a loro disposizione, o che le condizioni climatiche non siano adatte alla schiusa delle nuove generazioni. Ma non questa volta. “Un singolo evento ha trasformato la situazione in una questione molto grave: un altro ciclone”, spiega Cressman. Il ciclone Pawan è approdato nel Corno d’Africa il 7 dicembre 2019, quasi nella stessa area in cui si trovavano gli sciami di locuste. Pawan non è stato un ciclone particolarmente forte, ma la pioggia fuori stagione che ha scaricato sull’arido paesaggio della regione è stata sufficiente a consentire la riproduzione di due nuove generazioni di locuste, creando la più grave invasione di locuste dal 1986.
64 milioni.
Cos’è la locusta del deserto?
È una specie di locusta, o cavalletta, che appartiene alla famiglia degli acrididi, di cui fanno parte circa altre dieci specie. È nota per la tendenza a formare sciami di adulti o gruppi di individui giovani, ancora senza ali.
Quanto vive?
Fra i tre i cinque mesi, a seconda delle condizioni meteorologiche e ambientali.
In quali paesi si trova?
Normalmente la sua presenza è limitata ai deserti dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia sudoccidentale, dove cadono meno di 200 millimetri di pioggia all’anno. È un’area di 16 milioni di chilometri quadrati, che copre circa trenta paesi. Durante le invasioni, la locusta del deserto può diffondersi su un’area di 29 milioni di chilometri quadrati, toccando sessanta paesi. In questi periodi può arrivare a danneggiare i mezzi di sostentamento di un decimo della popolazione mondiale.
Le invasioni avvengono con regolarità?
Sono state documentate fin dall’antico Egitto, ma si sviluppano in modo intermittente. L’ultima è stata tra il 1986 e il 1989.
Quanto lontano e quanto velocemente si sposta la locusta?
Vola con il vento a una velocità tra i 16 e i 19 chilometri all’ora e può coprire tra i 5 e i 130 chilometri al giorno. Può restare a lungo in aria.
Quanto sono grandi gli sciami e quante locuste contengono?
Variano da una superficie di un chilometro quadrato fino a varie centinaia di chilometri quadrati. In ogni chilometro quadrato ci sono tra i 40 e gli 80 milioni di esemplari.
La locusta può fare male agli esseri umani?
Non attacca esseri umani né animali, né ci sono prove che trasporti malattie.
Le locuste si mangiano?
Le locuste sono ricche di proteine. In diversi paesi si mangiano in padella, arrostite o bollite.
Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao)
1,28 miliardi.
Usciranno dai sepolcri, gli occhi bassi, come fossero locuste sparpagliate, avanzeranno rapidamente, il collo teso, verso il nunzio. Diranno gli infedeli: ‘Questo è un giorno tremendo!’. (Corano, 54,7-8)
Circa 25 anni fa Baldwyn Torto e la sua squadra hanno imparato a parlare alle locuste. Torto è un chimico dell’International centre of insect physiology and ecology (Icipe) di Nairobi, dove si occupa dell’analisi dei segnali chimici alla base della comunicazione delle locuste. “Volevamo capire il linguaggio chimico usato dalle locuste per mantenersi coese e in gruppo”, racconta Torto. “Siamo riusciti a decodificarlo. Quando sono ancora piccole ne usano uno, quando diventano adulte passano a un linguaggio chimico diverso”.
Non solo l’Icipe è riuscito a decodificare il linguaggio delle locuste, ma è stato in grado di produrre le sostanze chimiche necessarie a imitarlo. “È entusiasmante scoprire una sostanza chimica, presentarla all’insetto e vederlo rispondere nel modo previsto. Così possiamo usare la stessa comunicazione dell’insetto per modificare il suo comportamento”, spiega Torto.
Questa è stata una scoperta importantissima. Anche se ci sono voluti dieci anni di verifiche sul campo, oggi gli scienziati sono in grado di interrompere il ciclo riproduttivo delle locuste sovraccaricando gli individui più piccoli con segnali chimici provenienti da locuste adulte. Questi segnali le confondono, le disorientano e le rendono vulnerabili ai predatori. Ma funziona solo se si conosce il luogo in cui le locuste si stanno riproducendo e se si arriva in tempo. Per l’ondata attuale è già troppo tardi.
25,6 miliardi.
Il potere di madre natura
A metà febbraio gli sciami di locuste si erano diffusi in diciassette contee del Kenya, in dodici distretti del nordest dell’Uganda, nella contea di Magwi in Sud Sudan e nel nord della Tanzania. Nel nordest della Somalia e nel sudest dell’Etiopia restano altri sciami. Alcuni hanno le dimensioni di una città e si estendono per 40 chilometri in larghezza e 60 in lunghezza. Ci sono fino a 80 milioni di locuste per chilometro quadrato.
Ogni giorno ognuno di questi miliardi di insetti può mangiare una quantità di cibo pari al suo peso corporeo. Solo in Kenya ogni giorno consumano quanto l’intera popolazione del paese. Si avventano sulle fattorie, molte delle quali servono solo alla sussistenza, e non si lasciano dietro niente di commestibile. Mentre le locuste banchettano, 13 milioni di persone nell’Africa orientale rischiano di soffrire la fame. “Le invasioni di locuste possono coprire un’intera regione, l’Africa è sempre più vulnerabile e i piccoli agricoltori sono i più danneggiati”, conferma Torto.
Di fronte al potere distruttivo degli sciami e alle loro dimensioni enormi le autorità locali sono impotenti. La polizia keniana ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili contro gli sciami. Non ci sono abbastanza aerei e attrezzature per distribuire insetticida su aree così vaste. Inoltre gli insetticidi non sono necessariamente la soluzione: sono assassini indiscriminati che decimeranno anche le popolazioni di altri insetti come le api e le vespe, provocando un danno ambientale ancora più grave nel lungo periodo.
Torto vuole lavorare a un’altra soluzione. La sua ipotesi è che le uova di locusta rilascino un odore, un segnale chimico, che segnala il momento di schiudersi. Se questo odore potesse essere isolato, sarebbe possibile rilevarlo e trattare con insetticida le sabbie dove ci sono le uova in incubazione prima che si schiudano.
L’Icipe ha chiesto a diversi paesi donatori di contribuire a questa ricerca, ma è un processo lento. “Speriamo che il periodo di incubazione per i donatori sia più breve di quello delle uova”, scherza il chimico.
Finché non saranno trovate nuove soluzioni, le aree colpite dagli sciami di locuste sono alla mercé del tempo e del vento. A giugno la direzione del vento dovrebbe cambiare, con l’arrivo del monsone sudoccidentale. È probabile che solo allora l’Africa orientale riuscirà a respirare, quando i venti riporteranno le locuste verso il mar Rosso, attraverso la penisola arabica fino ad alcune aree del Pakistan, che sta già affrontando un’invasione di locuste talmente grave da costringere il governo a dichiarare l’emergenza nazionale. Via via che il mondo si surriscalda, le invasioni di locuste potrebbero diventare più frequenti ed estese. “C’è un collegamento tra il cambiamento climatico e la crisi senza precedenti provocata dalle locuste che sta martoriando l’Etiopia e l’Africa orientale”, ha ammonito il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. “Con i mari più caldi aumentano i cicloni, e questo genera il terreno riproduttivo perfetto per le locuste. Oggi gli sciami raggiungono le dimensioni di grandi città e la situazione peggiora di giorno in giorno”.
512 miliardi.
“Da entomologo provo un grande rispetto nei loro confronti”, afferma Cressman. “Quando vedi uno sciame di locuste dal vivo ti rendi conto del terribile potere di madre natura, come quando vedi un uragano o un tornado. Questi insetti sono dei professionisti della sopravvivenza. Hanno tantissimi trucchi per resistere anche alle condizioni climatiche più dure. Hanno attraversato molti cambiamenti climatici e sono sopravvissute. Come ce la caveremo noi è un’altra storia”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1348 di Internazionale, a pagina 50. Compra questo numero | Abbonati