Ha percorso 1.600 chilometri in sessanta giorni e molte persone hanno aperto la propria casa e hanno condiviso un pasto con lui, che per loro era un estraneo. Questa è stata l’esperienza di Wandile Mthiyane nel suo viaggio a piedi da Durban a Città del Capo, organizzato per attirare l’attenzione sulla crisi abitativa in Sudafrica.

“La reazione iniziale della maggior parte della gente è stata: ‘Questo è pazzo’”, racconta Mthiyane, che ammette di aver nutrito forti dubbi sul fatto che quell’iniziativa fosse il modo migliore per raggiungere il suo scopo. “Ma durante il mio percorso le persone hanno capito che il punto non era camminare. Il punto era ascoltare”.

L’idea di Mthiyane di andare a piedi da Durban a Città del Capo è nata dal desiderio di onorare sua zia, le cui condizioni abitative sono state uno dei motivi per cui ha scelto di fare l’architetto: voleva costruire un mondo in cui le persone potessero vivere in case “sicure e dignitose”, dice lui. “Ricordo i funzionari del governo che si presentavano da lei e lasciavano un segno sulla sua porta, promettendole un alloggio nelle case popolari. Venticinque anni dopo, quando è morta, lo stava ancora aspettando”. E aggiunge: “Ero disperato e arrabbiato. Arrabbiato perché mia zia aveva aspettato così a lungo e perché, nonostante la mia carriera da architetto, non avevo realizzato in tempo qualcosa di abbastanza significativo per migliorare la sua vita”.

La camminata di Mthiyane è servita a raccogliere fondi per frequentare un master in progettazione all’università di Harvard, negli Stati Uniti, ma anche per ascoltare le esperienze di diverse comunità del Sudafrica.

“Volevo comprendere la questione abitativa non dalla prospettiva di un architetto che analizza i dati ma attraverso le esperienze delle persone che vivono in questo paese”, spiega. “Trovando soluzioni insieme alle comunità invece di basarmi sulla mia lettura personale”.

Inutile dire che camminare attraverso diverse province non è un’impresa da poco. Eppure secondo Mthiyane la logistica della sua avventura ha richiesto una preparazione meno complicata di quanto si possa immaginare. “Sono partito da Durban con circa duemila rand (cento euro) sul conto corrente e nessuna certezza su come avrei pagato l’affitto stando via per due mesi”, racconta.

La colonna portante

L’unico alloggio che aveva prenotato prima di cominciare il suo viaggio era per la prima notte ad Amanzimtoti, a circa trenta chilometri da Durban. Quello che è successo dopo è la prova della generosità e della cordialità del popolo sudafricano.

“I miei amici Simamkele Kalipa e Disego Mogale sono diventati la colonna portante dell’operazione. Ogni giorno chiamavano chiese, scuole, organizzazioni locali, attività commerciali e chiunque fosse disposto a dare una mano. Spesso la nostra strategia era semplicemente quella di chiedere a ogni persona che ci ospitava se conoscesse qualcuno nella tappa successiva. Ogni contatto ne ha generati altri”.

Uno degli amici più stretti di Mthiyane, Xabiso Dubase, lo ha presentato a un’insegnante della provincia del Capo Orientale, Rejoice Ngebe, che è diventata “una delle persone più importanti del viaggio”. “Ngebe ha mobilitato una rete incredibile d’insegnanti sparsi in tutta la provincia. Attraverso questi rapporti abbiamo trovato alloggi in gran parte della provincia”, racconta l’architetto.

Biografia

1994 Nasce a Durban, in Sudafrica. A causa delle condizioni economiche difficili, la sua famiglia si trasferisce spesso. Durante l’adolescenza vive in sei case diverse.

2015 Fonda l’organizzazione Ubuntu design group per migliorare le condizioni di vita dei residenti nelle baraccopoli di Durban.

2018 Si laurea in architettura alla Andrews university in Michigan, negli Stati Uniti.

aprile-giugno 2026 Va a piedi da Durban a Città del Capo.


Mthiyane ha conosciuto Denise Lloyd, residente a Mossel Bay, la località che l’ha colpito più di tutte. Lloyd ha organizzato il pernottamento di Mthiyane e anche una colazione insieme agli imprenditori locali, agli operatori turistici e alle organizzazioni di comunità. “Un aspetto che mi ha stupito particolarmente è stato il modo in cui tutti s’impegnano per risolvere i problemi locali”, racconta.

La camminata di Mthiyane si è conclusa il 16 giugno 2026, la giornata della gioventù, in ricordo della rivolta degli studenti del 1976 a Soweto, vicino a Johannesburg, contro la riforma scolastica voluta dal regime dell’apartheid che penalizzava la popolazione nera.

“Troppo spesso aspettiamo che a risolvere i problemi siano i politici, i governi, le aziende o i filantropi, ma la storia c’insegna che i cambiamenti nascono quando le persone comuni decidono di agire”, commenta. “Penso ai ragazzi del 1976. Loro non hanno aspettato che qualcuno gli desse il permesso”.

Secondo Mthiyane la sua camminata può rappresentare un’altra lezione per i giovani: fate il primo passo, anche se non siete sicuri di quale sia la vostra destinazione.

“Quando ho cominciato il mio viaggio, le persone interessate erano poche. La mia iniziativa non ha generato grande attenzione sui giornali e non avevo un seguito sui social media. La gente, però, ha cominciato a credere in me perché ha visto che ero determinato”

In futuro l’architetto intende concentrarsi sulla ricerca di fondi per i suoi studi in progettazione a Harvard, in modo da accelerare lo sviluppo della piattaforma d’intelligenza artificiale Ubuntu home, che aiuta le famiglie a progettare, pianificare, finanziare e realizzare abitazioni fatte su misura per le loro esigenze.

Dopo aver camminato per 1.600 chilometri attraverso il Sudafrica, Mthiyane si sente “più fiducioso che mai” rispetto al futuro del suo paese, e sottolinea che nonostante i gravi disagi al livello nazionale – disoccupazione, dissesto infrastrutturale e carenze abitative – è rimasto colpito dalla gente, più che dai problemi.

“Ovunque mi trovassi ho incontrato persone che trovano soluzioni in autonomia”, spiega. “Parlo degli imprenditori che creano posti di lavoro nelle township, dei giovani che costruiscono palestre per tenere i bambini lontani dalla criminalità, di amministratori comunali che sperimentano approcci innovativi al problema della casa e di famiglie che hanno poco ma aprono comunque la porta agli estranei”.

Questa esperienza ha fatto capire a Mthiyane che al paese non mancano talenti, ma “solo il coordinamento e le risorse necessarie”.

Il 27 giugno, dopo il suo ritorno a Durban, ha organizzato un incontro per riflettere sulle storie che hanno accompagnato la lunga camminata. La discussione si è evoluta ispirando una nuova iniziativa: un corteo in occasione del Mandela day, celebrato il 18 luglio. L’evento, intitolato “Dalla libertà alla casa: camminare insieme per la giustizia abitativa”, ha invitato i rappresentanti di tutti i settori a collaborare e a mobilitarsi attorno a una causa comune.

“Questo viaggio mi ha convinto di una cosa: la nostra risorsa più grande non sono mai stati i minerali o le infrastrutture, ma le persone”, conclude Mthiyane. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati