Nel 2017 l’organizzazione chiamata Erdélyi médiatér egyesület (Associazione transilvana dei media, Eme) aveva un bilancio di 140mila euro e gestiva un piccolo sito d’informazione in lingua ungherese, chiamato Főtér, a Cluj-Napoca, la città più importante della regione storica della Transilvania. La zona ospita la maggior parte dei circa 1,2 milioni di cittadini di lingua ungherese della Romania, che costituiscono il 6 per cento della popolazione romena e sono una delle principali minoranze etniche in Europa.
Főtér ha cominciato la sua attività nel 2014. Ha una decina di redattori e un ufficio arredato in modo spartano. Ma se prima del 2017 aveva serie difficoltà finanziarie, oggi le sue casse sono piene di soldi, grazie ai due finanziamenti che l’Eme ha avuto dallo stato ungherese tra la fine del 2017 e l’inizio del 2019, per un totale di 10,5 milioni di euro. Il denaro è solo una piccola parte delle risorse con cui Budapest finanzia gli ungheresi di Romania. Dal 2016 sono stati stanziati almeno 150 milioni di euro, e la cifra continua a crescere.
Con i fondi incassati l’Eme ha comprato i principali quotidiani in lingua ungherese della Transilvania, diverse riviste, un periodico letterario, un’emittente tv, una stazione radio e il più importante sito di notizie regionale, Székelyhon.
Il direttore di Főtér, Sándor Fall, spiega che il denaro non è stato usato per le attività della testata, se si esclude una nuova veste grafica e l’assunzione di due collaboratori. E rispedisce al mittente le preoccupazioni per l’indipendenza editoriale del suo giornale: “Nessuno ci dice di cosa possiamo scrivere. Ci occupiamo di quel che pensiamo sia importante”, afferma. Eppure, come ammette lui stesso, senza finanziamenti esterni, Főtér e altre testate in ungherese della Transilvania farebbero fatica a sopravvivere.
Chi conosce l’Ungheria del primo ministro Viktor Orbán sa bene che simili elargizioni difficilmente sono concesse senza chiedere qualcosa in cambio. Secondo diversi osservatori, gli investimenti del governo a favore dei cittadini di etnia ungherese al di fuori dei confini nazionali non sono altro che un modo per esportare la “democrazia illiberale”, il sistema politico che il partito di Orbán, Fidesz, ha costruito in Ungheria da quando ha preso il potere, nel 2010.
In Transilvania sono state spese ingenti somme per i mezzi d’informazione, le strutture sportive, gli asili, le scuole e le chiese. In questo modo è stato creato quello che Tamás Kiss, dell’Istituto romeno di ricerca sulle minoranze nazionali, descrive come un sistema di “parallelismo etnico”, in pratica un universo in cui “gli ungheresi possono vivere la loro vita come se fossero non in Romania ma in Ungheria”. Per far funzionare questo sistema i mezzi d’informazione sono fondamentali, aggiunge Kiss.
“Quando il direttore di Főtér dice di non subire censure dal governo, gli credo”, dice Zoltán Sipos, alla guida dell’unico giornale della comunità ungherese di Romania a fare inchieste, Átlátszó Erdély (Transilvania trasparente). Poi però aggiunge: “Anche perché qui l’autocensura funziona benissimo. Questi giornali non hanno mai niente di brutto da dire su Fidesz o sul principale partito magiaro di Romania, l’Alleanza democratica degli ungheresi di Romania (Rmdsz)”.
Fondi e trasparenza
La Transilvania occupa un posto speciale nell’identità ungherese, legato al trauma storico, abilmente sfruttato da Fidesz, dello smembramento dell’impero austroungarico dopo la prima guerra mondiale. Con la fine del conflitto, l’Ungheria perse due terzi del suo territorio e metà della sua popolazione si ritrovò fuori dai nuovi confini nazionali.
Con l’obiettivo dell’“unificazione virtuale” di tutti i magiari, negli ultimi anni Orbán ha cominciato a concedere la cittadinanza agli ungheresi della diaspora e, spesso grazie a intermediari locali, ha iniettato denaro nelle comunità magiare in Slovenia, Serbia, Slovacchia, Ucraina e Romania. La regione che più ha beneficiato di questi investimenti è stata la Transilvania, che nel 2017 ha incassato circa 145 milioni di euro e nel 2018 ha ricevuto una somma simile. Sempre nel 2018 l’Ungheria ha creato la fondazione Pro economica, simile ad altre istituzioni più piccole esistenti in Slovenia e Serbia, con lo scopo di distribuire piccoli aiuti allo sviluppo agricolo. L’investimento totale è stato di 312 milioni di euro.
◆ I cittadini della diaspora ungherese che vivono nei paesi confinanti con l’Ungheria sono più di due milioni. Dopo la sconfitta dell’impero austroungarico nella prima guerra mondiale, il trattato del Trianon (1920) assegnò infatti due terzi del territorio del Regno d’Ungheria a Romania, Ucraina, Slovacchia, Slovenia, Croazia e Serbia. In quelle terre viveva circa la metà della popolazione ungherese. La più ampia minoranza ungherese autoctona si trova in Romania, nella regione storica della Transilvania (circa 1,2 milioni di persone, il 6 per cento della popolazione romena), seguita da quella slovacca (450mila), serba (250mila), ucraina (160mila), austriaca (55mila), croata (14mila) e slovena (6mila). Il sito Balkan Insight ha dedicato una serie d’inchieste all’influenza politica che il governo ungherese di Viktor Orbán, nazionalista e ultraconservatore, sta cercando di esercitare su queste comunità. Quella di queste pagine è l’inchiesta sulla Romania.
◆ Degli 1,2 milioni di ungheresi di Romania, circa 600mila sono secleri (székelyek _in ungherese, _secui in romeno), un sottogruppo etnico di lingua ungherese concentrato nella Terra dei secleri (Székelyföld), che corrisponde alle province romene di Harghita, Covasna e Mureș.
Come per altri paesi, esaminare in che modo funzionino davvero questi fondi non è facile. “Pro economica è una fondazione privata e quindi non è possibile chiedere chiarimenti in nome della libertà d’informazione”, spiega Sipos. “Fa tutto parte della gestione volutamente poco trasparente del denaro che arriva da Budapest”. Altri fondi provengono dai ministeri e dalle amministrazioni comunali ungheresi, spesso attraverso programmi culturali e con il sostegno di aziende pubbliche. Come in Serbia e in Slovenia, anche in Romania l’Ungheria ha finanziato impianti sportivi. E i cittadini romeni che hanno anche il passaporto ungherese possono richiedere i sussidi familiari a Budapest.
Alcuni bandi sono rintracciabili in rete, mentre altri programmi appaiono solo nel bilancio di stato dell’Ungheria. Ma non esiste una banca dati che elenchi tutte le spese per le comunità etniche ungheresi all’estero.
Il ruolo della chiesa
In Romania la principale beneficiaria degli investimenti è la chiesa riformata di Romania, che ha ricevuto più di 130 milioni di euro. A guidarla è Béla Kató, che ha smentito di essere un amico intimo di Orbán, spiegando di avere con lui semplicemente un rapporto cordiale. Sipos, che ha analizzato il flusso di denaro di Budapest verso la Transilvania, sostiene che quest’istituzione ha speso metà dei soldi per rinnovare le sue chiese e altre somme considerevoli per migliorare asili, centri comunitari, case di riposo e altre strutture di sua proprietà.
“Non sappiamo con quali criteri la chiesa decida gli edifici in cui investire, né come scelga a chi affidare i lavori. Ma sappiamo, per esempio, che in un progetto da 2,9 milioni di euro la ditta appaltatrice era la Construct,ii Comert Ilcom Ltd, per metà di proprietà della fondazione Kida, di cui Kató è presidente”. In passato Kató aveva promesso ogni sforzo possibile per evitare episodi di corruzione.
In Transilvania la chiesa cattolica e quella protestante, legate a Budapest, gestiscono asili, scuole e perfino un’università e sono profondamente radicate nella comunità magiara. Nelle città più piccole e nei villaggi spesso sono le uniche istituzioni che forniscono aiuti. Una parrocchia cattolica ha perfino una scuola di hockey su ghiaccio, anch’essa finanziata da Orbán.
◆ Alla fine di gennaio a Ditrău (una cittadina di cinquemila abitanti, in stragrande maggioranza ungheresi, nella regione romena della Transilvania) si è verificato un episodio di xenofobia che diversi osservatori hanno interpretato come la possibile conseguenza della propaganda dei mezzi d’informazione ungheresi. Tutto è cominciato quando un panificio della cittadina, che conta quasi cento dipendenti, ha assunto due lavoratori dello Sri Lanka. Subito dopo circa trecento persone hanno manifestato per chiedere il licenziamento dei due uomini davanti alla sede del municipio. La campagna d’odio contro gli immigrati è stata guidata da Károly Bíró, il parroco cattolico della cittadina (il cattolicesimo è la confessione maggioritaria tra gli ungheresi), ed è continuata per giorni, costringendo i proprietari del panificio a spostare i due lavoratori in un villaggio vicino. Il consiglio nazionale romeno per la lotta alle discriminazioni ha aperto un’inchiesta per incitamento all’odio. Sul quotidiano romeno Adevărul, Laurent,iu Sirbu ha scritto che “la propaganda di Budapest contro gli immigrati ha contagiato la comunità ungherese di Romania”, sottolineando che “negli ultimi tempi questa minoranza è diventata particolarmente sensibile al messaggio illiberale che arriva dall’Ungheria, anche se certe reazioni non possono essere considerate un’esclusiva degli ungheresi”. I magiari di Transilvania, ha scritto invece Szabadság, un quotidiano in lingua ungherese di Cluj Napoca, in Romania, “a quanto pare vivono e lavorano in Romania, ma appena chiudono la porta di casa si ritrovano in Ungheria. Per loro il punto di riferimento politico e il centro del dibattito pubblico è Budapest: tutte le informazioni arrivano dai media ungheresi”. Sul settimanale Observator Cultural i sociologi di lingua ungherese Tamás Kiss e Tibor Toró hanno definito “inaccettabile e offensiva” la campagna della stampa di Bucarest contro i magiari di Romania, spiegando però che “le comunità ungheresi della Transilvania, come hanno dimostrato molti studi recenti, presentano livelli di xenofobia molto maggiori che nel resto della Romania e in Ungheria”.
“Le chiese hanno un ruolo importante per gli ungheresi di Transilvania”, dice una persona che conosce bene il funzionamento del partito Rmdsz e che preferisce rimanere anonima. “Inoltre la storia insegna che è molto difficile confiscare proprietà alla chiesa. Per questo lo stato ungherese preferisce affidarsi a quest’istituzione che alle organizzazioni non governative”. Anche le fondazioni per l’istruzione hanno ricevuto aiuti consistenti, per esempio Iskola alapítvány, finanziata dall’Rmdsz, e Sapientia alapítvány, foraggiata direttamente dalla chiesa.
Come ci spiega Kiss, in Romania gli ungheresi possono contare “su un sistema d’istruzione che va dalla scuola materna all’università, su club sportivi, istituzioni culturali e mezzi d’informazione, tutto in ungherese e riservato agli ungheresi. Tutto questo rafforza il parallelismo etnico. È l’obiettivo che inseguono da sempre i leader politici degli ungheresi di Transilvania. Oggi, però, hanno anche il pieno sostegno del governo di Budapest”.
Alle nostre domande sul funzionamento di questo sistema il governo ungherese non ha voluto rispondere, mentre il partito Rmdsz ci ha fatto sapere che Hunor Kelemen, il loro leader, non era disponibile per un’intervista. Lo scopo di questa strategia è controllare tutto quello che i cittadini d’etnia ungherese della Romania e degli altri paesi leggono e ascoltano.
La censura invisibile
Gli ungheresi di Transilvania non sono concentrati geograficamente in un luogo specifico, ma sono presenti tanto nei villaggi quanto nelle città della regione. Questo dettaglio riduce l’interesse degli inserzionisti pubblicitari verso i mezzi d’informazione locali in lingua ungherese, rendendo precarie le loro finanze. La maggior parte degli ungheresi, inoltre, s’informa grazie a contenuti prodotti in Ungheria.
Dei cinque più popolari canali televisivi disponibili in Transilvania, quattro sono controllati dal governo di Budapest. Secondo le ricerche effettuate da Kiss, gli ungheresi di Transilvania preferiscono le tv ungheresi a quelle romene: ci passano il doppio del tempo, cento minuti al giorno contro cinquanta.
“Il consumo dell’informazione e l’integrazione degli ungheresi della Transilvania nello spazio mediatico transnazionale di lingua ungherese sono due dei principali strumenti per l’unificazione virtuale dei magiari all’interno e all’esterno dei confini nazionali”, ha scritto Kiss in un articolo del 2018.
Kiss ci spiega che l’influenza delle tv ungheresi è dimostrata anche dalla crescente ostilità degli ungheresi di Transilvania verso i migranti e i rifugiati musulmani che cercano di raggiungere l’Unione europea dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia: un flusso che Orbán ha cercato di bloccare costruendo barriere alle frontiere e lanciando avvertimenti apocalittici sul rischio che “l’Europa cristiana” sia travolta dall’immigrazione.
“In Romania non c’era mai stata una forte propaganda contro gli immigrati”, racconta Kiss. “Ma da queste parti il razzismo è sempre stato molto diffuso, per esempio contro i rom. Oggi la strumentalizzazione politica, opera del governo di Budapest, fomenta la xenofobia”.
Nel 2017 è stato diffuso un video girato in una scuola materna della Transilvania in cui, nel corso dei festeggiamenti per il carnevale, un bambino vestito da poliziotto affrontava con una pistola giocattolo una bambina mascherata da profuga siriana, con un bambolotto in braccio a rappresentare un neonato. Sempre nel 2018 gli abitanti di una cittadina della Transilvania hanno chiamato la polizia per denunciare l’arrivo di un gruppo di migranti irregolari. In realtà si trattava di turisti israeliani.
Considerato il controllo sui mezzi d’informazione esercitato da Budapest, l’unico modo che il Partito degli ungheresi di Romania, l’Rmdsz, ha per poter parlare agli elettori locali è rivolgersi ai canali tv ungheresi, cosa che inevitabilmente fa aumentare la sua dipendenza dal governo di Orbán. Un tempo i rapporti tra l’Rmdsz e Fidesz erano piuttosto complicati, ma da quando a guidare il primo è stato scelto Hunor Kelemen, nel 2011, le due formazioni hanno trovato terreno comune, stipulando quello che un osservatore che conosce bene le dinamiche politiche locali e vuole rimanere anonimo ha chiamato “patto di non aggressione”. “Gli ungheresi in Transilvania sono conservatori. E il loro sbocco politico naturale è il partito di Orbán”, spiega la nostra fonte. “All’Rmdsz non conviene quindi avere problemi con Fidesz”.
Non si critica Fidesz
Il sito d’informazione più popolare tra i magiari di Transilvania è Székelyhon, acquistato dall’Eme con denaro stanziato da Budapest. Il secondo è Maszol.ro, di proprietà dell’Rmdsz.
A dirigere Maszol.ro è la moglie del più stretto collaboratore di Kelemen. “Ma i dirigenti dell’Rmdsz non hanno bisogno di chiamare in redazione se vogliono qualcosa”, ci racconta una fonte ben informata. “A volte può esserci un editoriale che critica Fidesz. Quando succede, il giorno successivo arriva puntuale una telefonata da Budapest. ‘Avete per caso qualche problema con noi?’, chiede qualcuno dall’altro capo del telefono”. ◆ ff
Ákos Keller -Alántè un giornalista d’inchiesta ungherese. Lavora per il settimanale di Budapest Magyar Narancs.
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Questo articolo è uscito sul numero 1353 di Internazionale, a pagina 58. Compra questo numero | Abbonati