Editoriali

Il futuro del pianeta alla Cop28

Nel 2021, a Glasgow, l’espressione “combustibili fossili” è comparsa per la prima volta nella dichiarazione finale di una conferenza sul clima, quella della Cop26, riconoscendo l’origine umana dell’emergenza climatica. Ma in geopolitica due anni sono molti. La Cop28, che si svolge a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre, è presieduta dal sultano Al Jaber, capo dell’azienda petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti, che ha il piano di espansione a zero emissioni più imponente di qualsiasi altra azienda di combustibili fossili del mondo. Se già c’erano dubbi sull’opportunità di avere Al Jaber alla guida dei negoziati mondiali sul clima, le recenti rivelazioni – secondo cui il sultano vuole fare pressioni in favore del petrolio e del gas durante gli incontri con i governi stranieri – danneggiano ancora di più la sua credibilità come intermediario imparziale nella trattativa.

Il mondo non sta facendo abbastanza per impedire che la temperatura globale superi la soglia “di sicurezza” degli 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Nel vertice dell’anno scorso i paesi partecipanti avevano promesso di ridurre le sovvenzioni “inefficienti” per i combustibili fossili. E invece proprio nel 2022 questi finanziamenti statali hanno raggiunto la cifra record di 1.700 miliardi di dollari, evidenziando il conflitto tra l’attività di Al Jaber e il suo ruolo nella Cop28. A Dubai bisognerà mostrare un impegno condiviso per raggiungere gli obiettivi sul clima e fissarne altri più ambiziosi. Al Jaber dovrà cercare un accordo sui tagli alle emissioni di CO2, sui pagamenti per i danni provocati dal riscaldamento globale e sulla creazione di un sistema più equo di finanziamento climatico per i paesi più poveri, che oggi si limita a una serie di prestiti con interessi punitivi. La Cop28 è fondamentale per aumentare la portata delle azioni per salvare gli obiettivi sul clima. Ad Al Jaber serve un accordo su uno scambio, in cui il sud globale accetti di non affondare il negoziato sul clima se il nord risponderà della propria crescita alimentata dai combustibili fossili. Il successo della conferenza è cruciale per il pianeta. In parte il suo destino dipende da Al Jaber, il quale sa che un risultato simile sarebbe una pessima notizia per l’industria che lui rappresenta. Sfortunatamente il suo comportamento suscita più preoccupazione che speranza. ◆ as

Allarme olandese in Europa

La vittoria nei Paesi Bassi di Geert Wilders e del suo Partito per la libertà è un altro evento che minaccia di cambiare radicalmente l’Unione europea, perché alimenta l’euroscetticismo in vista delle elezioni del 2024. L’ascesa dell’estrema destra si rifletterà sulla composizione del prossimo parlamento europeo e quindi della Commissione europea.

A Bruxelles ci si chiede se la tradizionale coesistenza tra democratici-cristiani e socialdemocratici sarà sostituita da un’alleanza tra il centrodestra e l’estrema destra. Una svolta del genere complicherebbe i futuri accordi sull’ambiente, sull’allargamento dell’Unione e sulla gestione dei flussi migratori, e indebolirebbe i valori dell’Europa.

Al momento non è chiaro se Wilders riuscirà a formare un governo o se i partiti democratici si uniranno per contrastarlo, ma in ogni caso c’è il timore che il “Trump olandese” possa ribadire di voler organizzare un referendum sull’uscita del suo paese dall’Unione.

A prescindere dalle valutazioni di un singolo, esiste una realtà innegabile: una parte crescente di cittadini europei condivide proposte xenofobe ed estremiste, dall’abolizione del diritto di asilo e di libera circolazione per i lavoratori alle politiche contro l’islam, fino al divieto di possedere la doppia cittadinanza e al rifiuto di approvare norme contro la crisi climatica. I partiti che alimentano l’intolleranza sono già al governo in molti paesi: in Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Slovacchia e in futuro forse anche in Francia.

Questa situazione purtroppo è dovuta al fatto che molti elettori europei sono convinti che le istituzioni democratiche non siano in grado di dare una risposta alle loro preoccupazioni: il rischio di recessione, l’inflazione, la fine del periodo di prosperità dopo la seconda guerra mondiale e le incertezze sui progressi tecnologici. Fino a quando i partiti tradizionali non affronteranno queste sfide, gli estremisti di destra avranno gioco facile. ◆ as

Altro da questo numero
1540 - 1 dicembre 2023
Abbonati a Internazionale per leggere l’articolo.
Gli abbonati hanno accesso a tutti gli articoli, i video e i reportage pubblicati sul sito.
Sostieni Internazionale
Vogliamo garantire un’informazione di qualità anche online. Con il tuo contributo potremo tenere il sito di Internazionale libero e accessibile a tutti.