La corona e i tacchi rendono il momento ufficiale: ora Sandy Macías Andrade è una donna. Almeno questa è l’idea originaria alla base della festa della quinceañera, che in spagnolo significa quindicenne. In tutta l’America Latina, dal Messico fino all’Argentina, le ragazze celebrano così i loro ultimi passi nel percorso accidentato verso l’età adulta.
Sandy Macías Andrade, però, non festeggia in Ecuador, il suo paese di origine, ma a Carabanchel, un vecchio quartiere operaio nella zona est di Madrid, in Spagna. Il fenomeno della quinceañera ha recentemente preso piede in Europa.
Nella capitale e in altre parti della Spagna è nata perfino una modesta economia legata all’occasione. Negli ultimi anni hanno aperto negozi per la vendita e il noleggio degli abiti da principessa che le quindicenni indossano nel loro grande giorno. Varie aziende si occupano dell’organizzazione completa per conto delle famiglie, fornendo non solo il vestito e la corona, ma anche lo spazio con il dj e il rinfresco, torta compresa.
È previsto pure un servizio fotografico, come per Macías Andrade al parque Europa di Madrid, un posto popolare per gli scatti dei matrimoni e dei compleanni.
“Da circa tre anni l’attività ha avuto un’impennata pazzesca”, dice María Carolina Triviño, 42 anni. La sua impresa, Seremos latinos, saremo latinoamericani, ha organizzato la festa di Macías Andrade.
Ricominciare da capo
La popolarità di questo evento è solo una delle tante manifestazioni che rivelano come sta cambiando la Spagna. A differenza di quello che succede altrove in Europa, il governo di sinistra del premier Pedro Sánchez ha aperto le porte agli immigrati. Sono loro che colmano i vuoti in settori fondamentali dell’economia in crescita, come l’edilizia e l’assistenza ad anziani e bambini. L’esempio più recente di questa accoglienza è una sanatoria generale annunciata dal governo a gennaio, che secondo le stime farà ottenere a mezzo milione di immigrati un permesso di soggiorno in tempi brevi.
Dal 2018, quando Sánchez è entrato in carica, la popolazione spagnola è arrivata a 49,6 milioni, un incremento di quasi tre milioni di abitanti. Nessun altro stato dell’Unione europea si avvicina neanche lontanamente a numeri del genere. L’aumento demografico dipende interamente dagli immigrati: senza di loro la popolazione sarebbe diminuita, perché il tasso di natalità della Spagna è basso.
Sta cambiando in fretta anche il volto della società. Soprattutto, sta diventando più latinoamericano. Il gruppo di immigrati principale viene dalle ex colonie: grazie alla lingua comune e alla cultura simile, i latinoamericani si integrano di solito senza problemi. All’inizio del 2024 in Spagna vivevano già 4,2 milioni di persone nate in Sudamerica. In realtà i numeri sono ancora più alti: la seconda generazione, formata dai figli degli immigrati, non è calcolata in questi dati.
Anche Macías Andrade, la protagonista della quinceañera a Madrid, non compare nelle statistiche. È nata nel 2011 nella capitale spagnola, ma già dopo due anni i suoi genitori avevano deciso di tornare in Ecuador, il loro paese d’origine. C’era la crisi finanziaria: tempi durissimi, soprattutto per gli immigrati, e il padre Joe Macías non trovava lavoro.
Nel giugno 2023 sono tornati in Spagna, che per Macías Andrade era un paese straniero. Questa volta i suoi genitori scappavano dalla povertà e dalla violenza del narcotraffico che tiene in pugno l’Ecuador. La famiglia ha dovuto ricominciare da capo. Soprattutto all’inizio per Macías Andrade è stato difficile: le mancavano le sue amiche. Un motivo in più quindi per festeggiare alla grande il suo quindicesimo compleanno.
“Qui tra poco sarà al cento per cento Ecuador”, dice la ragazza entusiasta alle cinque e mezza del pomeriggio. Manca mezz’ora all’arrivo dei cinquanta ospiti: i pochi parenti che ha in Spagna e le amiche latinoamericane che ha conosciuto da quando è arrivata. È nervosa: “Per fortuna ho dormito bene. Anche se con un sonnifero”, dice.
Più responsabilità
La festa della quinceañera ha le sue origini in Messico. Già prima di essere “scoperti” dagli spagnoli, gli aztechi e i maya celebravano il quindicesimo compleanno delle ragazze come il momento in cui erano pronte per il matrimonio.
Dopo la conquista i loro riti furono conditi in salsa cattolica. Molto più tardi, nel diciannovesimo secolo, questo miscuglio fu ulteriormente esotizzato con l’aggiunta di alcuni tocchi del rigido protocollo di corte viennese importato dall’austriaco Massimiliano d’Asburgo, che era diventato imperatore del Messico e fu fucilato nel 1867.
Anche il resto dell’America Latina è stato contagiato dal rito di passaggio all’età adulta. Ogni paese mette l’accento su aspetti diversi, spiega Triviño. E anche all’interno di uno stesso paese, per esempio l’Ecuador (dove è nata), ci sono delle differenze:“In montagna mettono le giarrettiere alle ragazze, sulla costa no”, spiega. Le giarrettiere sono un esempio di un’usanza che in Spagna appare datata e inopportunamente erotizzante. “Abbiamo detto ai clienti che non ci piace”.
Per lo stesso motivo Triviño cerca di allontanarsi dal concetto “la ragazza che diventa donna”, fuori luogo in un’epoca in cui per legge si diventa maggiorenni a 18 anni e c’è molta attenzione agli abusi sulle adolescenti. “Noi spieghiamo che a 15 anni i genitori danno più responsabilità alle figlie. Non diciamo: ‘Ecco, c’è una nuova ragazza sul mercato’”.
Quanto è ancora giovane Macías Andrade? Il motivo per cui ha scelto un vestito giallo ce lo fa intuire. “Anche Belle indossa un abito dello stesso colore nella Bella e la bestia”, dice la madre Sandy Rossana Andrade, che sembra ancora più agitata della figlia.
Triviño stessa, trent’anni fa, faceva parte dei primi immigrati che hanno fatto la traversata dalle Americhe. Anche allora la Spagna, che era già entrata nell’Ue, offriva opportunità che in America Latina non erano a portata di mano. “Per via della lingua, è il primo paese a cui si pensa”. Dieci anni fa Triviño ha individuato un vuoto nel mercato delle feste per la quinceañera. Per fare una prova, aveva comprato due abiti. “Ho cercato di venderli, ma nessuno li voleva”, racconta. Un decennio e un enorme numero di immigrati dopo, sono i clienti a bussare alla sua porta. Oggi Triviño ha una collezione di duecento abiti. Nel 2024 ha ampliato la sua attività con un proprio spazio per le feste a Madrid. Per il pacchetto completo si va dai 1.500 ai seimila euro. “Chi vuole assicurarsi il posto deve prenotare con un anno di anticipo”.
Triviño ha notato che sempre più spesso le richieste per la quinceañera arrivano da ragazze spagnole. “Le loro compagne di classe latinoamericane organizzano una festa così bella, e loro pensano: ne voglio una anche io”.
Anche Carmen González Enríquez ha notato che i nuovi arrivati influenzano “la cultura del paese in cui si emigra”. Insegna all’università ed è esperta di migrazione a Elcano, un centro studi che prende il nome dall’esploratore Juan Sebastián Elcano.
Secondo lei non tutte le nuove influenze sono positive. “In alcuni stati latinoamericani è diffuso un concetto molto più tradizionale della relazione tra uomo e donna, e il rischio è che questa visione riprenda piede in Spagna”, dice.
In ogni caso, l’immigrazione di massa è qualcosa di inedito per il paese: “Non è mai successo nulla di simile nella storia della Spagna”, afferma. Un cambiamento enorme che inoltre sta avvenendo in modo “spontaneo e libero”. Il governo Sánchez non recluta attivamente gli immigrati e non fissa quote per il numero di ingressi annuali. Al contrario, i latinoamericani arrivano di loro iniziativa, di solito come turisti, che per legge possono soggiornare nell’Ue (e quindi in Spagna) non più di 90 giorni. Alla scadenza, però, i latinoamericani non tornano più indietro e finiscono nell’illegalità. Dopo due anni senza documenti possono chiedere un permesso di soggiorno in base a quanto sono “radicati” in Spagna. Dopo altri due anni possono fare domanda per un passaporto spagnolo. Questo processo è molto più veloce rispetto a quello seguito dagli immigrati di altre zone del mondo, che devono aspettare dieci anni.
Come spiega González Enríquez, “uno degli aspetti che preoccupano di più gli spagnoli è l’assenza di controllo su questo processo”. E questo dà combustibile a Vox, il partito di estrema destra in crescita nei sondaggi. Negli ultimi anni Vox ha puntato il dito soprattutto contro gli immigrati islamici dal Marocco. Ma di recente il partito nazionalista ha inasprito la sua posizione: nessun immigrato è più il benvenuto, nemmeno dai paesi che in passato erano definiti “fratelli” di lingua spagnola. Anche Triviño ha notato che il clima è cambiato: a causa della crescente opposizione politica e dei dati sull’immigrazione che rimangono alle stelle, secondo lei si è creata una situazione che “sta per esplodere”.
La quinceañera, però, non è il luogo adatto per questi pensieri. La preoccupazione principale ora è un’altra: dove sono finiti i due gemelli, figli di amici di famiglia, che devono portare la corona e le scarpe con il tacco? “Ho appena saputo che sono in taxi”, dice dopo un’ora la madre di Andrade, ormai ridotta a un fascio di nervi. Nessuno degli invitati sembra stupirsi del ritardo: in questo piccolo angolo di Ecuador il tempo è un concetto flessibile.
Macías Andrade riceve la sua corona, balla un valzer viennese con il padre, commosso, distribuisce candele accese agli ospiti più cari e ascolta la preghiera del pastore della sua chiesa. Poi arriva il momento di mangiare. E, soprattutto, di festeggiare. Euforica, e sollevata che sia finita la parte ufficiale, la ragazza mi fa provare la sua corona, che è piuttosto pesante. “Mi fa male la testa. Ma per il resto sono molto felice”, dice. ◆ oa
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 54. Compra questo numero | Abbonati