Lo stadio comunale di Paliano, vicino a Roma, ha una capienza di mille persone. Il 12 settembre si sono svolti lì i funerali di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo italiano di 21 anni, nero, ucciso durante un pestaggio. Non c’era abbastanza spazio per tutti: centinaia di persone dei paesi della provincia di Frosinone e anche il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte hanno voluto ricordare questo ragazzo, nato a Roma da genitori capoverdiani, ucciso a calci per aver cercato di difendere un amico.

Alcune ore prima del funerale le persone si sono radunate davanti allo stadio per poter partecipare alla messa o si sono messe sul ciglio della strada per salutare con un applauso Monteiro, la cui morte, dovuta alla violenza di un gruppo di giovani bianchi della zona, ha scosso il paese. La famiglia di Monteiro aveva chiesto di assistere ai funerali indossando un vestito bianco, un simbolo della purezza e della gioventù di questo ragazzo che non si metteva mai nei guai, che lavorava come aiuto cuoco e che sognava di giocare a calcio nella Roma.

Paliano (Frosinone), 9 settembre 2020. Fiaccolata in ricordo di Willy (Massimo Percossi, Ansa)

“Il suo insegnamento non cada nell’oblio. Troviamo la forza di perdonare”, ha detto il vescovo di Palestrina Mauro Parmeggiani durante la cerimonia, a cui i mezzi d’informazione non hanno potuto assistere per desiderio della famiglia.

Sono tutti colpevoli

Allo stadio comunale Piergiorgio Tintisona di Paliano, vestiti di bianco, si sono presentati, oltre a Conte, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese e il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, che si è offerto di pagare le spese legali per fare piena luce sulla morte di Willy Monteiro.

Il presidente del consiglio ha abbracciato i genitori di Willy, Lucia e Armando, e la sorella Milena. “L’Italia ama questa famiglia, una famiglia umile e operosa”, ha detto Conte lasciando il funerale, e ha aggiunto: “Abbiamo seguito tutti questa vicenda efferata, non possiamo sottovalutarla e minimizzarla, non possiamo considerarla un episodio isolato. Dobbiamo guardarci in faccia e maturare la consapevolezza che ci sono frange di popolazione che coltivano la mitologia della violenza e della sopraffazione. La consapevolezza deve mobilitarci tutti per contrastare questa mitologia fino a estinguerla, e richiamare costantemente il quadro di valori condiviso, di princìpi su cui si fonda la nostra civiltà”.

“Ora dobbiamo far sentire la nostra vicinanza alla famiglia ed esigere giustizia”, ha detto Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro, il paese dov’è avvenuto l’omicidio, che ha proposto di dedicare un monumento al ragazzo.

Monteiro è morto nella notte tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro, vicino a Roma, dopo essere stato preso a calci e a pugni in un pestaggio per cui sono stati fermati e arrestati altri quattro ragazzi tra i 22 e i 26 anni: i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Dopo l’autopsia, il procuratore di Velletri ha deciso di cambiare il capo d’imputazione da omicidio preterintenzionale a omicidio volontario. L’autopsia ha indicato che i colpi dati al ragazzo non sono stati “casuali”, ma che oltre ai calci gli aggressori sono saltati sul corpo del ragazzo con l’intenzione di ucciderlo.

Gli investigatori continuano ad ascoltare i testimoni della rissa, che secondo una prima ricostruzione sarebbe cominciata per un commento rivolto a una delle ragazze che accompagnavano il gruppo degli amici di Willy. Il ragazzo, vedendo un amico in difficoltà, era intervenuto per aiutarlo.

I fratelli Bianchi, di Artena, una località poco distante da Colleferro, hanno precedenti per violenza e praticano l’Mma, una lotta che combina diversi tipi di arti marziali e tecniche di combattimento. Secondo gli abitanti della zona, tutti sapevano che erano violenti.

Una delle testimoni ha detto al quotidiano Il Messaggero: “Gabriele Bianchi ha sferrato a Willy un calcio all’addome che l’ha fatto cadere a terra e non l’ha fatto più respirare, poi tutti l’hanno colpito ancora. Senza pietà. Willy è morto tra le mie braccia, non ha avuto nemmeno il tempo di rendersene conto. Sono tutti colpevoli”. ◆ fr

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Questo articolo è uscito sul numero 1376 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati