Ora è tutto chiaro. La riforma della costituzione russa permetterà al presidente Vladimir Putin di restare in carica per altri due mandati. Dopo più di vent’anni al potere, Putin non può ancora mollare. In base alle norme attuali avrebbe dovuto lasciare il Cremlino entro il 2024, ma dato che il regime russo è costruito sulla sua figura e ha bisogno che faccia da arbitro tra i diversi centri di potere, si dava per scontato che le regole sarebbero state cambiate. L’unico dubbio era come. Nel 2008, dopo i primi due mandati, Putin aveva assunto la carica di primo ministro e lasciato la presidenza a Dmitrij Medvedev per quattro anni. Poi aveva ripreso il suo posto per altri due mandati, che erano stati allungati a sei anni. Si poteva ripetere questo trucco, ma avrebbe significato limitare il suo potere e dipendere da un altro politico.
Così a gennaio Putin ha lanciato un piano diverso. Senza alcun preavviso, ha annunciato una vasta riforma della costituzione, che non conteneva nessun riferimento alla questione dei mandati e addirittura ipotizzava di ridurre i poteri del presidente. La riforma prevedeva di indicizzare le pensioni all’inflazione, proibire i matrimoni gay e perfino inserire un riferimento a dio. Ma erano solo distrazioni. La novità più importante è stata rivelata solo il 10 marzo: la deputata più anziana della Duma, Valentina Tereškova, la prima donna ad andare nello spazio, ha avuto l’“onore” di avanzare la proposta di eliminare il limite ai mandati presidenziali. Putin si è subito detto contrario, sottolineando l’importanza del principio dell’alternanza. Ma ha aggiunto che avrebbe potuto accettare di far ripartire da zero il conteggio dei suoi mandati, se la corte costituzionale fosse stata d’accordo. Così la riforma è diventata una farsa. Dato che tra gli emendamenti ce n’è uno che prevede la possibilità di revocare la nomina dei giudici costituzionali, difficilmente la corte farà notare la contraddizione fra i princìpi della democrazia e il fatto che Putin ha posto le basi per restare in carica fino al 2036, quando avrà 84 anni e sarà stato al potere per 36.
La Russia si merita di meglio. Ogni anno perde molti dei suoi giovani migliori, che sentono di non potersi realizzare nel loro paese. L’economia è in stallo da più di dieci anni a causa dell’incertezza del diritto e dell’avventurismo in politica estera che ha isolato Mosca. Ora Putin si giustifica con l’argomento usato da tutti i dittatori: la stabilità. Ma la stabilità che può offrire somiglia alla quiete di un cimitero. ◆ gac
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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati