Ci sono voluti più di dieci anni di politiche migratorie repressive e decine di migliaia di annegamenti in mare di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e miseria per capire che l’immigrazione (adeguatamente inquadrata) è la chiave della potenza economica e dunque politica dell’Europa. Le cifre non mentono: nei paesi dell’Unione europea il numero di figli per donna continua a diminuire. Di recente abbiamo scoperto che la Francia, per esempio, nel 2025 ha registrato una crescita negativa (decessi superiori alle nascite) per la prima volta dalla seconda guerra mondiale. Considerando lo stato attuale del mondo, è probabile che questa tendenza sia confermata. Cosa fare per risolvere il problema? È meglio accettare un declino della popolazione o approfittare delle competenze e dell’energia di persone che bussano alla nostra porta per cercare lavoro?
Mentre gli imprenditori francesi chiedono di aprire i confini del paese al solo scopo di recuperare manodopera, di recente i sindacati tedeschi hanno elogiato la decisione di accogliere 1,2 milioni di rifugiati, soprattutto siriani, presa nel 2015 da Angela Merkel. Oggi il 69 per cento di loro ha un lavoro e partecipa alla crescita della Germania, al punto che oggi i sindacati chiedono di farne entrare ancora.
È proprio questa la logica che ha spinto il governo spagnolo guidato dal socialista Pedro Sánchez ad adottare un piano di regolarizzazione di circa 500mila persone senza documenti di soggiorno. Tutto questo è chiaramente un invito a nozze per l’estrema destra, che in Germania, Francia e Spagna non smette di agitare lo spettro della delinquenza e della criminalità, associandolo sistematicamente all’immigrazione. Non possiamo negare che esistano casi problematici, ma le ricerche indicano che in generale non c’è alcun rapporto di causa-effetto tra le due cose. Tutto dipende dalle condizioni di accoglienza: più sono umilianti e più aumenta il rischio di delinquenza. Per decenni l’Europa è stata costruita sull’immigrazione. È il momento che l’accoglienza torni a essere la forza del vecchio continente. ◆ as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati