Perché negli anni sessanta del novecento la Cecoslovacchia è stata il maggior produttore ed esportatore di lsd? E per quale motivo i suoi psichiatri, sostenuti dalla polizia segreta e dall’intelligence militare, sono stati liberi di sperimentare con questa sostanza anche dopo che il suo uso era stato dichiarato illegale in tutto il mondo?
L’aspetto più sconcertante di questa storia è che il suo inizio va cercato molto più indietro rispetto all’epoca dei figli dei fiori, della controcultura e del movimento della primavera di Praga del 1968. Risale a un passato più remoto e cupo, cioè ai primi anni del regime comunista nell’Europa dell’est.
In Cecoslovacchia i medici avevano già sperimentato l’lsd su se stessi. “Sono stato uno dei primi”, ricorda il professor Jan Srnec. “Aveva generato uno stato di pura euforia, di estasi”
Nell’autunno del 1952 – proprio mentre il leader dell’Unione Sovietica Iosif Stalin, sospettoso fino alla paranoia, scatenava un’epurazione dei medici del Cremlino accusati di complottare contro la sua vita – alcuni giovani psichiatri praghesi assumevano per la prima volta la misteriosa sostanza, arrivata da un laboratorio di Basilea. Così cominciò l’avventura cecoslovacca dell’lsd.
La sostanza era arrivata a Praga in modo assolutamente legale, con un pacco standard spedito dalla casa farmaceutica Sandoz all’indirizzo del dottor Jiří Roubíček, professore associato della facoltà di psichiatria all’università di medicina di Praga. Nel pacco c’erano delle fiale con un liquido oleoso e trasparente, definito lysergsäurediethylamid (dietilammide dell’acido lisergico) e abbreviato con la sigla lsd, una sostanza scoperta nel 1938 dal chimico svizzero Albert Hofmann.
Considerato inutile in un primo momento, l’lsd aveva attirato l’attenzione dei proprietari della Sandoz dopo che il 19 aprile 1943 Hofmann ne aveva involontariamente testato gli effetti su di sé. Quattro anni più tardi fu pubblicato il primo studio che riassumeva i risultati delle sperimentazioni con l’lsd condotte su volontari sani e su pazienti di ospedali psichiatrici. Nel pacco c’era anche l’articolo.
Jiří Roubíček era uno stimato studioso dei fenomeni legati alle onde cerebrali e autore di ricerche pionieristiche sull’impiego dei metodi di encefalografia in ambito psichiatrico. Riceveva regolarmente pacchi spediti dall’azienda svizzera, ma quello l’aveva incuriosito in modo particolare perché la descrizione faceva capire che il misterioso composto provocava allucinazioni tipiche dei disturbi psichiatrici. Dopo una serie di test sugli animali, il ricercatore cecoslovacco decise di sperimentarlo su un gruppo di volontari sani: voleva studiare i suoi effetti sul cervello umano.
Le prime sedute si tennero in un ospedale psichiatrico praghese nel quartiere di Bohnice. Ai partecipanti all’esperimento fu somministrata la dose minima della sostanza: i medici sapevano ormai che un solo grammo sarebbe stato sufficiente per indurre allucinazioni in diecimila persone. Dopo che avevano bevuto un bicchiere d’acqua con aggiunta dell’allucinogeno, i volontari furono chiusi in stanze d’isolamento dotate di falsi specchi.
I medici avevano già sperimentato la sostanza su se stessi. “Sono stato uno dei primi cecoslovacchi che hanno preso l’lsd”, avrebbe ricordato il professor Jan Srnec, un illustre psichiatra, sessant’anni più tardi. “Era incredibile. Da un lato, una dose così infinitesimale era in grado di causare una completa disintegrazione della psiche. Dall’altro, l’lsd poteva avere effetti diametralmente opposti su persone diverse. Nel mio caso aveva generato uno stato di pura euforia, di estasi”.
L’lsd permise agli psichiatri di calarsi nei panni dei loro pazienti. Gli consentì di accedere al mondo interiore delle persone affette da malattie mentali incurabili. Molti ortopedici sanno, per esperienza personale, cosa prova un paziente con un braccio o una gamba rotta. Ma come può qualcuno perfettamente sano di mente immedesimarsi nella condizione di uno schizofrenico che soffre di gravi allucinazioni? Come può aiutarlo? L’lsd era la porta attraverso cui i medici entravano nel mondo dei deliri e delle psicosi. Decidendo di lasciarla spalancata agli eventuali curiosi e volontari.
I primi ad approfittare dell’occasione furono gli artisti, in particolare pittori e designer: il dottor Roubíček conosceva diverse persone negli ambienti bohémien di Praga. Ebbe quindi l’idea di proporre ad alcune di loro di prendere parte all’esperimento. In cambio avrebbero dovuto esprimere con gli strumenti dell’arte ciò che gli altri volontari potevano solo descrivere a parole.
I risultati andarono oltre le sue più rosee aspettative. Le rappresentazioni plastiche di visioni e allucinazioni erano molto suggestive, e la notizia della straordinaria sostanza si diffuse rapidamente tra gli artisti anticonformisti cecoslovacchi.
Uno di loro era Vladimír Boudník, l’indimenticabile tenero barbaro protagonista dell’omonimo libro di Bohumil Hrabal del 1973 e ideatore di una tecnica grafica chiamata da lui stesso “esplosionismo”. Già alla metà degli anni cinquanta Boudník realizzava stampe spargendo a caso limatura di ferro su una lastra metallica e imprimendola con un torchio calcografico. In questo modo otteneva effetti visivi straordinari, che ricordavano le visioni psichedeliche. A parte l’lsd, assunto sotto il controllo degli psichiatri di Bohnice, l’artista non faceva uso di nessun’altra sostanza stupefacente né allucinogena.
In breve tempo le persone pronte a prendere parte agli esperimenti diventarono tante che il dottor Roubíček e i suoi colleghi decisero d’istruire un gruppo di assistenti. Da soli non riuscivano a far fronte all’eccessiva domanda: ogni seduta durava circa sei ore, e in pochi anni solo a Bohnice ne furono condotte 130 con la partecipazione di 76 volontari. Così Roubíček chiese aiuto ai suoi studenti.
Tra loro c’era Stanislav Grof, che allora aveva 23 anni e oggi è uno dei più famosi e discussi studiosi degli stati alterati di coscienza. “Nel 1954 presi per la prima volta parte alle sedute psichedeliche”, ricorda Grof. “Prima in veste di osservatore, perché le autorità universitarie ci avevano proibito di partecipare attivamente all’esperimento. Devo ammettere che non vedevo l’ora di laurearmi per poter provare l’lsd di persona”.
Tre anni più tardi, ormai medico interno della clinica di Bohnice, Grof, assistito dai colleghi, partì per il suo primo viaggio psichedelico. “Ne uscii totalmente trasformato”, dice oggi. “Quell’esperienza è stata il mio risveglio spirituale. Tutto ciò che è avvenuto dopo, il mio intero percorso scientifico e accademico, è stato la conseguenza di quell’esperienza straordinaria”.
Alla fine degli anni cinquanta le ricerche sull’uso dell’lsd a scopi terapeutici erano ormai condotte in sei istituti psichiatrici cecoslovacchi su decine di volontari, che sarebbero presto diventati centinaia, se non migliaia. Nel 1961 i farmacisti praghesi erano infatti riusciti a sintetizzare un equivalente cecoslovacco dell’lsd. Da quel momento gli studiosi di psichiatria poterono avere un accesso praticamente illimitato alla sostanza. Lo psichiatra Miloš Vojtěchovský ricordava che cinque suoi colleghi, che studiavano in modo indipendente presso diverse strutture ospedaliere le possibili applicazioni dell’lsd in medicina, avevano ricevuto per cominciare cento dosi dell’allucinogeno a testa. I lavori sul suo uso in contesto medico presero il via a pieno regime.
I medici erano convinti che il nuovo composto avrebbe permesso di capire il funzionamento di malattie come la schizofrenia, il disturbo bipolare e varie forme di nevrosi, psicosi e depressione. Il passaggio tra gli anni cinquanta e sessanta fu, in tutto il mondo, un momento di ottimismo e fiducia nelle potenzialità illimitate della scienza. La penicillina, il primo antibiotico, diventava di largo uso, si facevano con successo i primi trapianti e comparivano sostanze chimiche fino ad allora sconosciute che agivano sulla psiche umana, come l’lsd. Tutto lasciava presagire uno sviluppo senza precedenti della medicina nella seconda metà del novecento. Si pensava che in breve, grazie alle scoperte scientifiche, sarebbe stato possibile curare tutte le malattie, anche quelle mentali, che continuavano a incutere un timore quasi superstizioso.
Questa convinzione era molto diffusa soprattutto nei paesi dell’Europa orientale dove, come in Unione Sovietica, il culto dello scientismo veniva sostenuto con perseveranza e gli studiosi erano ritratti in molte opere letterarie e cinematografiche come santi e profeti, o poco meno. Un esempio particolarmente interessante è il documentario di divulgazione scientifica cecoslovacco Hledá se toxin X (In cerca della tossina X), del 1962. Il film contiene la registrazione di un’autentica seduta con l’lsd. Una dose di acido viene somministrata a uno studente della scuola di recitazione di Praga, Petr Oliva, ma anche a tutti i componenti della troupe, compreso l’operatore delle riprese. “Dovevamo verificare di persona cosa succede a una persona in quello stato”, avrebbe spiegato Oliva mezzo secolo dopo.
Nel film l’esperimento veniva mostrato in modo davvero convincente. Grazie agli effetti speciali, gli spettatori possono seguirlo anche dalla prospettiva dell’attore che aveva le allucinazioni, sotto la supervisione di un medico (che era Stanislav Grof). Il motivo dominante del film è la ricerca della misteriosa tossina X, che sembra responsabile di tutti i disturbi psichiatrici e che molto presto l’lsd avrebbe aiutato a individuare.
In una scena apparentemente banale, si vedono centinaia di fiale piene di questa sostanza che scendono da un nastro trasportatore. È un’immagine profetica, perché solo quattro anni più tardi lo stabilimento farmaceutico Spofa di Komarovo, vicino al confine con la Polonia, avviò la produzione dell’lsd, con il nome di Lysergamid, su larga scala. Durante il primo decennio cliniche e ospedali psichiatrici cecoslovacchi ricevettero gratuitamente milioni di dosi.
A quel punto i partecipanti alle sedute psichedeliche erano ormai migliaia. Tra loro c’erano sia pittori famosi, come Ivo Medek o Jiří Anderle, sia giovani intellettuali, cantanti e studenti. Secondo alcune voci c’era anche l’attuale presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman. Di sicuro lo fece Karel Gott, popolarissimo cantante ceco, che a distanza di anni ammise, non senza riluttanza, di aver assunto l’lsd, una volta sola e sotto il controllo dei medici: “In quel momento tornai alla mia primissima infanzia, ai ricordi sepolti in fondo al mio inconscio”.
Molti partecipanti alle sedute psichedeliche, soprattutto gli artisti, descrivevano la loro avventura con l’lsd come un’esperienza eccezionale, perfino formativa. Ma c’era anche chi fece “un brutto viaggio”. Presto arrivarono i primi casi di suicidio. In alcuni centri importanti, primo tra tutti l’ospedale psichiatrico di Sadska, un sobborgo di Praga, gli esperimenti sui malati erano condotti su larga scala. Secondo rapporti ufficiosi, in una delle strutture di provincia si sperimentava su bambini molto piccoli, anche solo di tre anni, affetti da disturbi psichiatrici. In un’altra invece sui carcerati.
Fin dal principio, la sperimentazione, la produzione e l’esportazione dell’lsd cecoslovacco erano tenute sotto controllo dai servizi di sicurezza e di controspionaggio. I servizi segreti avevano mostrato un immediato interesse per l’insolito composto. All’inizio, si concentrarono sulla scelta dei primi volontari. Non gli era certo sfuggito che costituissero una sorta di élite composta da personaggi eminenti e al tempo stesso indisciplinati. Alcuni psichiatri, tra cui Stanislav Grof, erano stati reclutati per passare informazioni sui partecipanti.
Presto, tuttavia, la polizia segreta cecoslovacca (esattamente come la sua controparte statunitense, la Cia) fu attirata dal potenziale impiego dell’lsd in azioni sovversive. Ipotizzò d’immettere la sostanza nei pozzi dell’acqua potabile o di disperderla nell’aria. Furono anche contemplate operazioni contro gli ufficiali nemici.
Le probabili conseguenze di questi piani furono affrontate in un altro eccezionale documentario realizzato da autori cecoslovacchi. I protagonisti di Esperimento (1968) sono quattro veri ufficiali delle forze armate cecoslovacche, che assumono volontariamente una dose di lsd. Subito dopo gli viene chiesto di mettere a punto una strategia di guerra, cosa che ovviamente non riescono a fare. La cinepresa è meticolosa nel registrare il totale rilassamento psichico dei militari, che hanno un’aria visibilmente contenta: si tolgono le uniformi, ridacchiano, si divertono un mondo. La voce narrante annuncia che “gli allucinogeni permettono di sperare in una fine imminente delle guerre”.
Non andò così, ma in compenso l’lsd si rivelò una vera miniera d’oro, più precisamente di valuta estera. Il grosso della produzione realizzata negli stabilimenti della Spofa finiva nei paesi dell’Europa occidentale, negli Stati Uniti e in Canada, e il commercio avveniva sotto la diretta sorveglianza dei servizi di sicurezza. All’inizio l’esportazione del Lysergamid era del tutto legale.
Poi, a partire dalla metà degli anni sessanta, l’occidente mise l’lsd al bando (gli Stati Uniti lo vietarono nel 1966). I comunisti cecoslovacchi non volevano però rinunciare ai vantaggi economici di questo traffico, e per altri dieci anni continuarono a contrabbandare l’lsd (per fare un esempio, negli Stati Uniti lo spedivano con i libri, le cui pagine erano impregnate con l’allucinogeno). La Cia concluse che si trattava di un’azione sovversiva contro i fondamenti stessi della società statunitense, soprattutto contro i giovani, per i quali prendere l’acido era diventata un’esperienza generazionale.
Non esistono prove che i servizi di sicurezza cecoslovacchi introducessero intenzionalmente quantità ingenti di lsd in occidente per fini diversi da quelli di lucro. D’altro canto, al ministero dell’interno erano senz’altro consapevoli delle conseguenze del loro traffico, e non facevano niente senza il benestare di Mosca. Paradossalmente fu proprio il rapporto di vassallaggio tra l’Unione Sovietica e Praga a decretare la fine dell’lsd cecoslovacco. Nel 1974, poco dopo la firma del leader sovietico Leonid Brežnev al primo accordo sul disarmo con l’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, la Cecoslovacchia cessò la produzione dell’lsd e ne vietò l’utilizzo.
I comunisti cecoslovacchi avevano anche motivi di preoccupazione interni. Dopo l’invasione nell’agosto del 1968 erano riusciti a rimettere in riga la popolazione insorta durante la primavera di Praga e a instaurare una sorta di pace. Trecentomila persone erano fuggite in occidente, altre centinaia erano state sbattute in carcere. Il paese era sprofondato in letargo. In un contesto del genere, spiccava ancora di più il gruppo di giovani capelloni che organizzavano concerti di band psichedeliche (per esempio i Plastic People of the Universe) nelle trattorie e nei fienili di campagna. All’inizio degli anni settanta, quei ragazzi e ragazze avevano un accesso all’lsd molto più facile rispetto ai loro coetanei nordamericani.
Nell’arco di una decina di mesi l’elitaria sottocultura praghese si trasformò in un movimento che ebbe un profondo impatto sui giovani di tutto il paese. Le autorità risposero con una repressione brutale, punendo il consumo di tutte le sostanze stupefacenti, tranne l’alcol e il tabacco. I musicisti dei Plastic People furono incarcerati, e la petizione in loro difesa lanciata dal drammaturgo Václav Havel segnò l’inizio del più famoso movimento dissidente cecoslovacco, Charta 77.
L’avventura cecoslovacca con l’lsd, durata quasi un quarto di secolo, era cominciata con una fiducia idealistica nelle possibilità della scienza, e finiva con un contrabbando patrocinato dai servizi segreti e con un’ondata di persecuzioni, diventando una leggenda. Finché, pochi anni fa, un gruppo di giornalisti televisivi curiosi e caparbi non ha deciso di occuparsene. Nel 2015, dopo mesi di discussioni con il consiglio di supervisione dei media audiovisivi, i telespettatori cechi hanno finalmente potuto vedere il documentario di Pavel Křemen Lsd made in Čssr. Il regista è riuscito a convincere una quindicina di persone, tra cui affermati artisti, intellettuali e psichiatri, a raccontare la loro avventura con l’lsd. Křemen ha anche ritrovato negli archivi i documentari Esperimento e Hledá se toxin X, e ne ha inserito ampi frammenti nella sua opera.
A quanto dicono nel documentario, i medici cechi avevano perso presto fiducia nella possibilità di usare con efficacia l’lsd in terapia. Perfino Stanislav Grof – che a metà degli anni sessanta era diventato famoso negli Stati Uniti come fondatore della “turbopsicoanalisi”, un trattamento che abbinava le sedute di psicoterapia alla somministrazione di sostanze psichedeliche ai pazienti – prima di trasferirsi in America nel 1967 era arrivato alla conclusione che l’lsd non fosse la fonte di esperienze spirituali, ma un loro semplice catalizzatore. Grof avrebbe poi sviluppato una tecnica naturale per indurre stati alterati di coscienza, la cosiddetta respirazione olotropica.
Ebbe più fortuna con la farmacologia il suo fratello minore, Pavel Grof, che fu il primo medico cecoslovacco a somministrare, sempre nel 1967 e nell’ospedale di Bohnice, il carbonato di litio – un medicinale pionieristico in grado di prevenire le psicosi – a un campione di pazienti con disturbo affettivo bipolare. A differenza dell’lsd, il banale litio, molto usato anche oggi, si sarebbe rivelato la pietra filosofale della psichiatria, permettendo un gigantesco passo in avanti al trattamento delle malattie mentali. “Un giorno è successo un miracolo. Un miracolo. Il mio dottore mi ha dato una nuova, meravigliosa compressa. Poi mi ha stretto la mano e mi ha fatto uscire dalla clinica”. È così che uno dei pazienti del dottor Grof, lo scrittore e giornalista Ota Pavel, ha parlato del suo incontro con il litio.
Sul perché l’lsd abbia avuto un successo così clamoroso proprio in Cecoslovacchia, la risposta più diffusa è che in una società ateistica come quella ceca, uno sballo psichedelico era la via più attraente per soddisfare i bisogni metafisici. Ma chi sembra avvicinarsi di più alla verità è la sociologa Jiřina Šiklová, madrina dei gender studies cechi (e una delle partecipanti alle prime sedute psichedeliche), che nel documentario di Pavel Křemen dice che il ruolo determinante in quella vicenda lo giocò l’industria chimica e farmaceutica: l’lsd ceco fu un fenomeno così diffuso semplicemente perché la Cecoslovacchia era l’unico paese del blocco sovietico in grado di produrlo su vasta scala.
Come ho già accennato, negli Stati Uniti l’lsd è stato dichiarato illegale nel 1966. Nella Repubblica Ceca, dal 1 gennaio 2010 il possesso fino a cinque pasticche di lsd è diventato legale. Chissà fino a quando. ◆ mb
Aleksander Kaczorowski è uno scrittore e traduttore polacco. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Il gioco della vita. La storia di Bohumil Hrabal (Edizioni e/0 2007). Questo articolo è uscito in polacco su Przekrój (in inglese su przekroj.pl/en) con il titolo Narkotyczny odlot komuny.
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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati