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La sua licenza è stata revocata, il suo studio è sotto sequestro, la polizia di Teheran gli sta addosso: così il medico Arash ha deciso di togliersi la vita. Comunica con calma la notizia ai fratelli e predispone un piano di cura per i suoi pazienti, i suoi animali domestici e le sue piante. Ma, con il passare delle ore, Arash ripensa ai piccoli momenti che rendono la vita degna di essere vissuta. Ambientato dopo la brutale repressione delle proteste antigovernative dello scorso gennaio in Iran e prima dell’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani, il film è un’opera attuale e una risposta potente a un’atrocità governativa, un grido di dolore in cui però non mancano sprazzi di umorismo nero. Wendy Ide, Screen International

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati