Conversazione
◆ L’editoriale di Giovanni De Mauro (Internazionale 1676-1677-1678) mi ha ricordato uno studio in cui i ricercatori dell’università di Chicago hanno chiesto ai pendolari che prendevano il treno di prevedere quale sarebbe stata per loro l’esperienza migliore tra parlare con una persona sconosciuta o stare per conto proprio. Poi hanno chiesto ai partecipanti di un gruppo di parlare intenzionalmente con uno sconosciuto e a un altro gruppo di farsi gli affari propri. Prima del viaggio la grande maggioranza delle persone aveva previsto che sarebbe stato meglio farsi gli affari propri. Il risultato, tuttavia, è stato l’opposto di quello che si aspettavano. I viaggiatori che avevano dovuto avviare una conversazione hanno riportato un’esperienza positiva e valutato il loro viaggio migliore del solito. Molti studi suggeriscono che gli esseri umani non sono bravi a fare previsioni su ciò che li renderà più felici. Il fatto non è che cerchiamo la solitudine, ma vogliamo evitare il potenziale caos prodotto dalle relazioni con gli altri, sottovalutando invece gli effetti positivi.
Luigino Gottardi
L’Odissea definitiva
◆ Come molti sono andato a vedere Odissea al cinema. Mi sembra che l’autrice dell’articolo di Vulture (Internazionale 1675) la legga soprattutto come un’opera che parla del presente (rapporti di genere, potere, famiglia, colonialismo, trauma, responsabilità maschile) e così per lei l’Odissea diventa soprattutto un film su Nolan. Tuttavia, ritengo che la prospettiva da mantenere nei riguardi di un’opera simile sia quella della tradizione classica e del significato antropologico del mito. Un’opera riuscita non si esaurisce nel racconto della trama, ma diventa uno specchio per ogni epoca in cui trovare risposte alle proprie domande: l’atrocità della guerra, il senso di appartenenza, l’accoglienza di chi è straniero, i limiti umani, i loro desideri, la trascendenza della realtà. È una lezione che appartiene a Omero molto più che a Nolan, e forse proprio per questo continua a parlare con tanta forza anche oggi.
Dario Alimonti
La nuova Oaxaca
◆ Ho trovato superficiale l’articolo su Oaxaca (Internazionale 1674). È una città che sta subendo un terribile processo di gentrificazione e turistificazione. Basta parlare con le persone per capire che la stessa Guelaguetza è un’operazione turistica molto distante da come era tradizionalmente. I luoghi storici chiudono, il Mezcal è una merce prodotta industrialmente che genera monocolture. Insomma, la realtà è ben diversa da quella descritta nell’articolo.
Ambra
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati