Quale potrebbero essere i prossimi sviluppi della guerra tra Stati Uniti e Iran? Su Vox Joshua Keating immagina cinque possibili scenari. Il primo è un accordo sul programma nucleare iraniano: in quel caso Washington potrebbe allentare il suo blocco navale nello stretto di Hormuz e liberare i miliardi di dollari iraniani congelati, mentre Teheran sospenderebbe l’arricchimento dell’uranio e riaprirebbe lo stretto al traffico marittimo. Sarebbe un esito paradossale per il presidente Donald Trump, che aveva ritirato gli Stati Uniti da un accordo simile voluto da Barack Obama nel 2018, ma anche la soluzione meno problematica.

Il secondo scenario prevede un’intesa minima tra Washington e Teheran: l’Iran accetterebbe di riaprire lo stretto di Hormuz e gli Stati Uniti allenterebbero l’embargo economico, mentre il nodo del nucleare verrebbe rinviato. Secondo stime dell’intelligence statunitense, i bombardamenti degli Stati Uniti e di Israele non hanno allungato in modo significativo i tempi necessari all’Iran per costruire un’arma nucleare e hanno compromesso meno del previsto le sue capacità missilistiche, quindi i leader del regime potrebbero pensare di resistere e aspettare per ottenere un accordo alle loro condizioni. Un esito simile rappresenterebbe una sconfitta netta per gli Stati Uniti, nonostante i danni subiti dall’Iran.

Opposizione popolare
Cosa pensano gli statunitensi di come Donald Trump sta gestendo la crisi con l’Iran, percentuale di risposte, 2026 (silver bulletin)

La terza ipotesi è un intervento militare più duro degli Stati Uniti per riaprire Hormuz. La marina ha già scortato alcune navi fuori dal golfo Persico, ma migliaia di imbarcazioni restano bloccate. Un’azione più aggressiva però comporterebbe rischi enormi, anche per via dei droni iraniani.

Il quarto scenario è il ritorno a una guerra aperta: Trump continua a minacciare bombardamenti su Teheran se non si arriverà a un accordo, mentre Israele spinge per riprenderli. Infine, c’è la possibilità che la crisi non finisca davvero: gli Stati Uniti allentano gradualmente le sanzioni e l’Iran trasforma il controllo di Hormuz in uno strumento permanente di pressione economica e geopolitica sul commercio mondiale.

Molti commentatori pensano che la guerra indebolirà in ogni caso la posizione globale degli Stati Uniti. Sull’Atlantic Robert Kagan scrive che il paese ha mostrato di non riuscire a imporre i suoi obiettivi nemmeno dopo settimane di bombardamenti, alimentando dubbi sulla sua forza militare e politica. Una sconfitta avrà ripercussioni maggiori rispetto a quelle in Vietnam e in Afghanistan, perché riguarda un’area centrale per l’economia mondiale: il golfo Persico e lo stretto di Hormuz, da cui passa una quota enorme del petrolio e del gas globali. A beneficiarne saranno soprattutto Russia e Cina: Mosca vedrà indebolirsi l’influenza americana in Medio Oriente, mentre Pechino potrà rafforzare il proprio ruolo economico e diplomatico nella regione e presentarsi come alternativa più affidabile. Anche gli alleati europei e asiatici di Washington, scrive Kagan, cominceranno a chiedersi quanto è solida la protezione statunitense. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati