Il 12 maggio, nella sede del senato delle Filippine, a Manila, le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la fuga nei corridoi e per le scale del senatore Ronald dela Rosa (nella foto), ex capo della polizia durante il governo di Rodrigo Duterte e “direttore esecutivo” dell’operazione antidroga per cui l’ex presidente è sotto processo all’Aja. Dela Rosa scappava dagli agenti di polizia che volevano arrestarlo su mandato della Corte penale internazionale con l’accusa di corresponsabilità con Duterte, processato per crimini contro l’umanità legati alle operazioni di repressione di tossicodipendenti e piccoli spacciatori in cui migliaia di persone sono state uccise. Dela Rosa ha trovato rifugio nella sede del senato, il cui presidente, Peter Cayetano, un altro alleato di Duterte, ha dichiarato di averlo messo sotto custodia protettiva. Il 13 maggio il senatore ha cantato davanti ai giornalisti l’inno dell’accademia militare dove si è diplomato, invocando l’aiuto dei compagni: “Non chiedo un sostegno violento, ma un aiuto pacifico per spingere il nostro governo ad agire. Non devo essere consegnato agli stranieri. Mi appello ai compagni cavalieri, ai militari e alla polizia, che sono nella mia stessa situazione”. È stato l’ultimo tentativo di dela Rosa di presentare in chiave nazionalistica il suo caso, scrive Rappler. Più volte il senatore ha detto di essere un cittadino filippino che ha servito il suo paese e che dovrebbe essere processato in patria. Il 13 maggio il senato è stato chiuso dopo che si sono sentiti degli spari. Nelle stesse ore la camera bassa ha votato a favore dell’impeachment della vicepresidente Sara Duterte, figlia di Rodrigo, messa in stato d’accusa per la seconda volta per uso improprio di fondi pubblici e per aver minacciato di morte l’attuale presidente Ferdinand Marcos jr. Tra Marcos jr. e Duterte, che un tempo erano alleati, ora è in corso una guerra senza esclusione di colpi. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati