Gli articoli dell’inchiesta dell’Associated Press (premiate a inizio maggio con il premio Pulitzer) rivelano la portata internazionale del sistema di sorveglianza cinese creato con l’aiuto dalle aziende tecnologiche statunitensi. Tra il 2014 e il 2015 Pechino ha lanciato delle operazioni per dare la caccia a decine di persone fuggite all’estero. Tra loro c’è Li Chuanliang, ex funzionario del Partito comunista che denunciò la corruzione del suo superiore nella città di Jixi. Dopo essersi allontanato dal partito e aver criticato il governo di Xi Jinping, Li è stato accusato di corruzione e costretto a fuggire prima in Corea del Sud e poi negli Stati Uniti, dove ha chiesto asilo. Secondo l’inchiesta, Pechino avrebbe usato software di sorveglianza e tracciamento digitale e fatto pressioni sui familiari per individuarlo e isolarlo.

Un altro articolo della serie rivela come la polizia di frontiera statunitense stia usando un vasto sistema di sorveglianza stradale per monitorare milioni di automobilisti. Attraverso telecamere che leggono le targhe e algoritmi capaci di individuare “schemi sospetti” di viaggio, gli agenti possono segnalare conducenti alla polizia locale, che li ferma con pretesti minori per interrogarli e perquisirli. Secondo l’Associated Press il programma si è esteso oltre le aree di confine, sollevando dubbi su violazioni della privacy e dei diritti costituzionali.

La tecnologia di sorveglianza delle aziende cinesi, sviluppata grazie a quelle statunitensi, è arrivata anche in Nepal, paese che per anni ha accolto rifugiati tibetani in fuga dalla repressione di Pechino. Migliaia di telecamere controllano i rifugiati, soprattutto a Kathmandu e lungo il confine, soffocando proteste e il movimento Free Tibet. Un altro fronte riguarda Israele. Uno degli articoli rivela che l’esercito israeliano ha aumentato l’uso dell’intelligenza artificiale (ia) sviluppato da aziende statunitensi per identificare obiettivi nella Striscia di Gaza e in Libano. Questi sistemi hanno accelerato le operazioni militari alimentando i timori per gli errori, per le vittime civili e per il crescente ruolo dell’ia nelle decisioni di guerra. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati