corpo, e l’ha fatto abbassando i toni. Se il primo era una favola femminista intrisa di realismo magico, mutevole e nebulosa, qui abbiamo una classica storia di formazione su una ragazza svedese che piomba in un istituto tecnico italiano, pieno di maschi. Sotto una superficie patinata, Samani torna a interessarsi ai confini – geografici, politici, linguistici e di genere e a cosa succede quando vengono oltrepassati. Quattro interpretazioni intense di promettenti attori al debutto ci coinvolgono nel cuore della storia. Lee Marshall, **
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Al suo secondo lungometraggio, la regista triestina Laura Samani ha dovuto confrontarsi anche con le notevoli aspettative generate dal suo film d’esordio del 2021, Piccolo corpo, e l’ha fatto abbassando i toni. Se il primo era una favola femminista intrisa di realismo magico, mutevole e nebulosa, qui abbiamo una classica storia di formazione su una ragazza svedese che piomba in un istituto tecnico italiano, pieno di maschi. Sotto una superficie patinata, Samani torna a interessarsi ai confini – geografici, politici, linguistici e di genere e a cosa succede quando vengono oltrepassati. Quattro interpretazioni intense di promettenti attori al debutto ci coinvolgono nel cuore della storia. Lee Marshall, Screen International
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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati