Edward St Aubyn (Alberto Cristofari, Contrasto)

Linee parallele _non è un nuovo capitolo della saga dei Melrose (Neri Pozza 2018), ma è il seguito di _Doppio cieco (Neri Pozza 2022). Il romanzo presenta un ampio cast di personaggi, molti dei quali erano già presenti nel libro precedente. Le loro parabole, per così dire, s’incrociano e non s’incrociano: sono connesse in molteplici modi, per sangue, amicizia e professione. Ma le vicende delle loro vite, le loro ossessioni, procedono in parallelo. Il titolo si riferisce ai percorsi seguiti dai gemelli Olivia e Sebastian, separati fin dalla nascita. Olivia, adottata dagli affettuosi e benestanti psicoanalisti Martin e Lizzie Carr, si è laureata a Oxford ed è un’ex biologa, ora autrice di una serie radiofonica sulle sei cause più probabili della prossima grande estinzione. Sebastian è stato meno fortunato. Abusato sessualmente dal padre biologico, è una persona devastata, pesantemente medicalizzata, tra ricoveri psichiatrici e ricadute, ed è seguito, ironia della sorte, proprio da Martin, il padre adottivo della sorella biologica. Le traiettorie dei due gemelli s’incrociano quando la loro madre biologica, Karen, con cui Olivia ha riallacciato un rapporto un po’ formale, invita Sebastian al loro tradizionale tè pomeridiano, senza tuttavia avvertire Olivia. Lei s’infuria, anche se sua madre adottiva Lizzie, per vocazione più incline alla comprensione, propone una lettura più indulgente: “È stato terribilmente irresponsabile, ma posso immaginare che si sia persa in una fantasia in cui era un gesto bello e redentivo, la riconciliazione alla fine di una commedia di Shakespeare”. Siamo stati, del resto, preparati a questa eventualità dal richiamo alla Dodicesima notte nei nomi dei gemelli, anche se l’incontro con Karen segna l’inizio, non la fine, di un possibile arco redentivo che potrebbe o meno concludersi con l’adozione informale di Sebastian da parte dei Carr. Come sempre, i dialoghi e la narrazione in terza persona ravvicinata sono talmente serrati, fluidi, attenti alle ambiguità e densamente intelligenti che quasi assolvono il romanzo dai suoi difetti strutturali. E poi c’è Sebastian. Con lui St Aubyn crea una figura lontana dal suo repertorio abituale di aristocratici irritanti e lo dota di un’intensità e di una capacità di suscitare empatia davvero notevoli.
Nat Segnit, **
**Times Literary Supplement

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati