I Franui sono apparsi sulle pagine di Gramophone una volta sola, 17 anni fa, quando Ivan March non sapeva cosa pensare della loro versione dei canti popolari di Brahms. “È un’interpretazione personale e forse non è adatta a tutti”, concludeva, “però solletica l’orecchio”. Lo stesso si può dire di questo album, dove la “musicbanda” tirolese si cimenta con uno dei grandi cicli di lieder di Schubert. Con la complicità del baritono Florian Boesch presentano _Die schöne müllerin _in maniera giocosa, irriverente, a volte anche commovente. L’arrangiamento sembra improvvisato, muovendosi attorno a una linea vocale sostanzialmente uguale a quella originale. L’effetto può risultare stridente, con la semplicità dell’accompagnamento pianistico di Schubert sostituita da qualcosa di eccentrico. Melodie semplici sono sostenute da zumpappà traballanti o accompagnate da linee di violino un po’ ubriache, e le cose spesso si sviluppano – o degenerano – in miscele selvagge di klezmer, cabaret e musica da circo. In generale, meno fanno i Franui, meglio è per l’ascoltatore. C’è qualche passo falso, ma la performance mi ha conquistato. Ascoltate questo album con attenzione e senza pregiudizi, e forse il suo fascino eccentrico funzionerà anche su di voi.
Hugo Shirley, Gramophone
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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati