Anker (Kaas) torna in libertà dopo aver scontato quindici anni di carcere per una rapina. Seguendo le sue istruzioni, il bottino del colpo è stato seppellito dal fratello Manfred (Mikkelsen), affetto da disturbo della personalità. Anker spera di recuperare il denaro, peccato che Manfred ora vuol essere chiamato John, è convinto di essere John Lennon e dice di non sapere dove sono i soldi. La prima parte del film è frenetica e divertente, anche se è chiaro che il disturbo di Manfred è usato per scopi comici, cosa che potrebbe dare fastidio a qualcuno. Il resto della storia si svolge nella grande casa d’infanzia dei due fratelli, isolata nel bosco, trasformata in un b&b dai nuovi proprietari. E verso la casa convergono tutta una serie di personaggi, compreso un ex complice di Anker, anche lui in cerca dei soldi, e i componenti di una band di amici di Manfred. Sono personaggi tipici del cinema di Jensen: sulla carta sembrano il risultato di una serie di assurdità messe insieme a caso, ma la sceneggiatura e le interpretazioni li rendono credibili, anche se l’universo in cui vivono è più esasperato, violento e cupamente comico della realtà.
Boyd van Hoeij, Screen International

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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati