Questa integrale delle registrazioni di Andrej Gavrilov per la Emi (1977-1989) ci mostra il ritratto di uno dei pianisti più vulcanici della seconda metà del novecento. Svjatoslav Richter disse che era “probabilmente il miglior pianista della sua generazione” e qui i due condividono l’integrale della suite di Händel, una delle testimonianze più belle di questa edizione: la vitalità, la chiarezza e la serenità del gesto sono meravigliose. E il suo Bach unisce rigore, fluidità e freschezza. I compositori russi sono l’altro successo indiscutibile. L’album dedicato a Skrjabin si esprime con sobria introspezione, una caratteristica rara per Gavrilov. Di Rachmaninov abbiamo soprattutto dei Moments musicaux incendiari e un terzo concerto con Riccardo Muti: gli archi della Philadelphia Orchestra sono sontuosi, la direzione è minuziosa e il solista è su di giri. Il Tema e variazioni di Čajkovskij è memorabile, come Islamey di Balakirev. In Prokofev la tecnica d’acciaio del giovane pianista e la sua precisione diabolica fanno fuoco e fiamme. Il repertorio romantico è più discontinuo. Passato questo periodo, purtroppo la tendenza di Gavrilov all’esagerazione e all’aggressività hanno prevalso: un motivo per ritrovare qui un genio del pianoforte.
Bertrand Boissard, Diapason
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati