◆ L’intensità del ciclone extratropicale Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio ha colpito l’Italia, Malta e la Tunisia, è stata probabilmente amplificata dal cambiamento climatico, conclude uno studio di attribuzione rapida realizzato dal consorzio internazionale di ricerca ClimaMeter.

Harry ha investito la Sardegna, la Sicilia e la Calabria con venti oltre i cento chilometri orari, provocando forti mareggiate e inondazioni che hanno danneggiato gravemente diversi tratti di litorale. In alcune zone sono caduti più di 150 millimetri di pioggia in 24 ore, che hanno causato allagamenti e frane.

A Niscemi uno smottamento lungo quattro chilometri ha costretto 1.500 persone ad abbandonare le loro case. Nella sola Sicilia i danni potrebbero ammontare a più di un miliardo di euro.

Secondo l’analisi di ClimaMeter, l’intensità dei venti è stata fino al 15 per cento maggiore rispetto agli eventi simili osservati in passato, una differenza che non può essere spiegata solamente con la variabilità naturale e che potrebbe quindi essere attribuita all’aumento delle temperature. Le conclusioni dello studio sono in linea con le previsioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, secondo cui il riscaldamento delle acque e l’accelerazione della circolazione atmosferica renderanno più intensi e pericolosi i cicloni mediterranei.

I ricercatori sottolineano che i sistemi di allerta hanno permesso di evitare vittime, ma avvertono che per limitare i rischi serviranno sostanziali misure di adattamento.

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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati