In quest’ultimo prolifico decennio, Jason Williamson e Andrew Fearn hanno attinto a risorse notevoli. Con il loro nuovo lavoro analizzano il lento declino del Regno Unito, ma vogliono anche sfruttare questo periodo storico così spaventoso per ridare carica alla loro creatività. The demise of Planet X si è evoluto tra vari studi con tanti ospiti, tonalità diverse e sentimenti grezzi, spingendo il duo di Nottingham a fare cose nuove e a essere più tagliente del solito. È un disco sempre reattivo agli stimoli, interni ed esterni. Ovunque ti giri, Williamson, cantante e paroliere, trova carburante per la sua ira. Che sia la mascolinità tossica di Andrew Tate e Donald Trump in Bad Santa o i social media che ci distraggono dagli orrori del mondo in Megaton. Se lui è più vulnerabile che mai, il multistrumentista Andrew Fearn è sempre creativo e dissemina l’album di dettagli preziosi, come il vocoder di No touch e le vibrazioni horror e distopiche di Kill list. Nel disco Williamson si chiede se gli Sleaford Mods possano cadere nei luoghi comuni. Ma qui la band ci dimostra che non corre affatto il rischio.
Record Collector
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati