Daniel Barenboim resta l’unico direttore d’orchestra ad aver immortalato su disco tre integrali delle sinfonie di Bruckner. Questa è la prima, registrata con la Chicago Symphony Orchestra tra il 1972 e il 1981. Comprende anche la sinfonia “zero”, in una delle sue più belle registrazioni in assoluto, il Te deum e gli ultimi lavori corali del compositore austriaco. Barenboim è poi tornato a questo grande ciclo con i Berliner Philharmoniker (Warner), in una lettura dallo splendore opulento quasi wagneriano, e con la Staatskapelle di Dresda (Dg), il risultato meno convincente dei tre. A Chicago sfrutta nel migliore dei modi la potenza dei fiati dell’orchestra statunitense, con risultati dallo slancio pieno d’entusiasmo, quasi giovanile. I vertici sono la seconda sinfonia, in un’edizione completissima, la luminosa quarta e la quinta. Ma in realtà tutto il ciclo, con il suo ardore costante, non ha nessun punto debole. E dall’inizio alla fine l’orchestra impressiona per la sua potenza e il suo rilievo plastico.
Jean-Claude Hulot, Diapason
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati