Radu Lupu era un perfezionista. Dalla metà degli anni ottanta in poi fece raramente nuovi dischi. Questa pubblicazione è quindi una scoperta affascinante. Il cofanetto è diviso in due parti: registrazioni in studio e dal vivo. Resta un enigma perché finora i primi due meravigliosi cd non siano stati pubblicati: ci sono i quartetti per piano di Mozart e due sonate di Schubert, la D 840 e la D 850, in cui i movimenti lenti mostrano Lupu al massimo della sua arte di penetrazione silenziosa, capace di dire molto pur dando l’impressione di fare poco. Una scoperta importante è il terzo disco, con un recital di Haydn del 1988 di grande profondità interpretativa. Gli Études symphoniques di Schumann, dal vivo nel 1991, mettono in luce il virtuosismo del pianista romeno, che affronta le difficoltà dell’opera riuscendo al tempo stesso a trasmetterne il carattere romantico e oscuro. Un altro disco dal vivo riunisce lo Schumann del Carnevale di Vienna (1983) e i Quadri di un’esposizione di Musorgskij (1984), che confermano Lupu come uno straordinario pittore del suono. Un ulteriore motivo d’interesse è rappresentato dalle sue registrazioni di opere del novecento: All’aria aperta di Bartók e la sonata di Copland. Il cd finale comprende un’avvincente esecuzione del concerto per pianoforte K 456 di Mozart.
Tal Agam, The Classic Review

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati