Il terzo album dei Dry Cleaning contiene testi bizzarri come “un fungo alieno, che va in palestra per dimagrire”. Ma è un altro verso a catturare l’attenzione, in Cruise ship designer: “Voglio essere sicura che ci siano dei messaggi nascosti nel mio lavoro”. Da quando è apparsa sulla scena, nel 2018, la band londinese è stata definita come surreale, enigmatica e imperscrutabile. Tornando a Cruise ship designer, la cantante Florence Shaw non descrive semplicemente il suo processo artistico ma prende in giro l’idea di disseminare il proprio lavoro con messaggi nascosti. L’autrice non vuole ostentare la sua intelligenza e non ci tiene a scrivere cose strane per il gusto di farlo: c’è sempre un’origine emotiva. Dal punto di vista strumentale, se le chitarre acide caratterizzano il gruppo anche stavolta, la produzione di Cate Le Bon aiuta la band a virare verso atmosfere più dilatate e segnate dal funk elettronico degli anni ottanta. I Dry Cleaning hanno superato l’effetto sorpresa iniziale e si stanno espandendo verso nuovi spazi.
Alexis Petridis, The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati