Daniel Lopatin non si limita a musicare i film dei fratelli Safdie: li trasforma in portali sensoriali. In Good time e Uncut gems il suo amore per il kosmische creava un contrasto con le immagini, immergendo storie frenetiche degli anni dieci in un’aura rétro. Con Marty Supreme, nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet, Lopatin porta questo approccio all’estremo. Il film segue un giovane giocatore di ping pong ebreo-statunitense negli anni cinquanta, deciso a conquistare la gloria. La musica è centrale nel film: una sequenza di hit anni ottanta – dai Tears for Fears ai New Order – accompagna l’ascesa del protagonista. Se prima le colonne sonore di Lopatin tendevano al pastiche, in Marty Supreme il suo linguaggio raggiunge una sintesi totale. Il compositore costruisce un paesaggio sonoro saturo, fatto di arpeggi, flauti, bassi e sintetizzatori vintage che dialogano con la sua produzione come Oneohtrix Point Never. Seguendo il viaggio globale della storia, la colonna sonora assorbe suggestioni dell’elettronica giapponese, con marimbe e ritmi rimbalzanti che richiamano simbolicamente il ping pong. Anche se funzionano al massimo nel film, i brani reggono anche da soli. Lopatin destruttura il genere sportivo e lo ricompone come un’odissea psichedelica sull’ambizione umana. La sua musica è fondamentale per l’impatto emotivo di Marty Supreme.
Sam Goldner, Pitchfork

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati