Nel suo undicesimo album Daniel Lopatin, vero nome di Oneohtrix Point Never, mette a punto una strana fusione di circuiti e biologia che non proponeva dai tempi di R plus seven del 2013. È una zona in cui i suoni sintetici mimano movimenti organici e viceversa, inserendosi bene in uno spazio pieno di energia, luminosa e disturbata allo stesso tempo. Composto interamente da campionamenti audio scovati sul sito Internet Archive, Tranquilizer è il successore spirituale del malinconico Replica del 2011, basato su pubblicità televisive degli anni ottanta e novanta recuperate da vecchie video­cassette. Qui, però, il materiale non è mai così cupo e fluttua verso correnti di sconforto opprimente puntellate da esplosioni felici. Il disco dimostra la maestria di Lopatin nel gestire tensioni strutturali, con ogni elemento pensato accuratamente per interagire e progredire senza risolversi davvero. Se qualcosa emerge in maniera chiara alla fine cambia o scompare per impedirci di capire davvero cosa stiamo ascoltando. È un lavoro provvisorio, etereo, fluttuante che rende la musica di Oneohtrix Point Never vibrante come non mai.
Paul Attard, Slant

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1641 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati